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Domani: un nome, un programma

di Siria Guerrieri – Freelance “giovane” 

 

 

L’ufficializzazione della nascita di Domani – questo il nome del nuovo giornale di Carlo De Benedetti  è un segnale di speranza. Un sasso lanciato nello stagno, destinato certamente a smuovere le acque di un sistema mediatico nazionale che non brilla, oquantomeno non abbastanza, per indipendenza e coraggio

L’ex editore storico di Repubblica ha già registrato la proprietà a Milano, con un capitale sociale da 10 milioni di euro. Alla presidenza un nome di rilievo, quello del senatore dem Luigi Zanda, ex tesoriere del PD, dimessosi dall’incarico pochi giorni fa proprio per lanciarsi nella nuova avventura editoriale. 

Il piano dell’ex patron del gruppo CIR è quello di realizzare un prodotto editoriale snello, che uscirà in formato sia cartaceo che digitale, a partire – a quanto di apprende – dal prossimo autunno. Ed è un raggio di luce anche la notizia che si tratterà di un quotidiano composto da giornalisti giovani, pronti a lavorare alla nuova impresa con entusiasmo e professionalità. La direzione di Domani infatti è stata affidata a Stefano Feltri, 35enne, in quello che appare un ottimo segnale: spazio a energie fresche, di cui si sente un disperato bisogno.

Un evento dunque che ha tutti i numeri e le caratteristiche, ci auguriamoper riuscire a scuotere l’orizzonte paludoso edecisamente poco frizzante rappresentato dai principali quotidiani italiani. Con le maggiori testate che finiscono spesso per ingolfarsi di un coro ridondante di firme di giornalisti rinomati, ormai in pensione da anni ma con collaborazioni pagate a peso d’oro. Nomi di peso che forse però rischiano di proporre ai lettori spazi di riflessione interessanti, certo, ma non abbastanza addentro alle nuove dinamiche che stanno trasformando la nostra società

Di fronte alla crisi che ha colpito la carta stampata occorre riportare il lettore ad affezionarsi al quotidiano, a fidarsi dei suoi giornalisti, ad appassionarsi alle inchieste. Serve dunque un giornalismo nuovo, portato avanti da giovani, che rispecchi le esigenze di una società mutata, sempre più interconnessa. Una società che si trova di fronte a sfide complesse: dal cambiamento climatico dovuto all’inquinamento da CO2, che minaccia il futuro del pianetafino all’avvento delle nuove tecnologie e dell’automazione nella filiera produttiva, con la conseguente espulsione di intere fasce di popolazione giovane dal mondo del lavoro. E poi, solo per citarne alcune, la crisi economica che aleggia sul futuro dell’Italia e del mondo post-Covid19, senza dimenticare la questione della protezione della privacy, sotto attacco di fronte all’invasività delle nuove tecnologie in mano agli OTT: quegli Over The Top, cioè (Facebook, Amazon, Google),che hanno in mano la rete globale, con una concentrazione di potere tale da porre grossi interrogativi sul funzionamento della democrazia

La brutale estromissione di Carlo Verdelli dalla direzione di Repubblica è indubbiamente un elemento indicativo di quella che sarà la nuova gestione del gruppo Gedi da parte degli Elkann-Agnelli. Un licenziamento messo in atto con una teatralità macabra proprio il 23 aprile, data che era stata pre-annunciatacome giorno della morte di Verdelli da alcuni post anonimi su Twitter, ma indicata anche – dettaglio ancora più inquietante – come giorno del suo decesso in una finta pagina biografica su Wikipedia. Un passo falso, questo, che ha avuto come reazionel’immediato sciopero dell’intera redazione di Repubblica, e che è stato colto come segnale da De Benedetti per dare fuoco allepolveri del nuovo progetto editoriale. 

La vicenda della defenestrazione di Verdelli, con cui i nuovi proprietari del gruppo Gedi hanno voluto rendere chiaro il cambio di rotta nella linea del giornale, ha contribuito a sciogliere gli ultimi dubbi dell’ex editore di Repubblica. E così De Benedetti, di fronte all’impossibilità di acquisire di nuovo la proprietà del gruppo  i figli Marco e Rodolfoin polemica con il padre, hanno preferito cederla come è noto al gruppo Exor – ha deciso che il momento era quello giusto per togliere il freno al sogno accarezzato da tempo: fondare un nuovo giornale, una nuova casa per i lettori delusi dalla nuova linea editoriale di Repubblica, che possa diventare il punto di riferimento per leterogenea galassia del centrosinistra che si sente ora privata del suo quotidiano tradizionale. 

Ci auguriamo per il Domani un futuro radioso, con una squadra che conti un nutrito gruppo di giovani, appassionati giornalisti. 

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