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L’intelligenza artificiale nei giornali e i limiti di privacy. Le redazioni non possono essere ignorate

Antonio Moscatello portavoce Informazione@futuro

L’intervento del Garante per la Privacy, datato 27 novembre 2024, pone ulteriori dubbi sull’accordo GEDI-OpenAI (ChatGPT), facendo luce su un aspetto di un’evoluzione che ha già creato grande e legittima ansia all’interno delle redazioni interessate, non informate dei dettagli dell’accordo, a quanto ha lamentato il Cdr di Repubblica. Il Garante, in particolare, si concentra sul tema del rispetto del Regolamento sulla Privacy dell’Unione europea e, su questo, ha aperto un’istruttoria, previa una comunicazione formale a tutte le società del gruppo italiano coinvolto nell’accordo con OpenAI.

E’ un tema importante, d’interesse generale, non certo però l’unico.

L’accordo, sul quale la comunicazione del Garante ha consentito di avere qualche dettaglio in più, prevede la comunicazione di una grande quantità di contenuti editoriali – che ovviamente contengono anche tanti dati personali relativi ai soggetti trattati in questi contenuti – al gigante dell’intelligenza artificiale. Questi contenuti consentiranno ai sistemi di questa compagnia, basati sull’IA generativa, di addestrare il proprio modello di linguaggio, accumulando informazioni, in cambio di una remunerazione.

Le criticità di un accordo di questo tipo sono molteplici e, ovviamente, solo in parte legate al tema della privacy evidenziato dal Garante. Innanzitutto, il fatto che i giornalisti – la cui produzione dovrebbe finire in pasto all’IA – non siano stati consultati è un fatto grave. In questa maniera, essi rischiano di perdere completamente il controllo di ciò che hanno prodotto, sia per il pregresso (anni di lavoro), sia per il futuro.

La prevista introduzione all’interno dei sistemi di produzione dell’IA non può avvenire bypassando le regole, in particolare l’articolo 42 del CNLG che, tra l’altro, prevede che l’introduzione di nuovi modelli di organizzazione redazione, di sistemi editoriali, di innovazioni tecnologiche debba essere preceduta da necessarie comunicazioni e processi di consultazione, che sono dettagliatamente descritti

Non è solo una questione di forma, ma di sostanza.

Il rischio che abbiamo di fronte è che il settore, di fronte a un’introduzione incontrollata di strumenti basati sull’IA, sia dilaniato non solo da una massiccia perdita di posti di lavoro per sostituzione dei giornalisti con la macchina, ma anche che i dovuti e necessari controlli sul prodotto giornalistico – al fine di garantire la correttezza deontologica, la tutela del diritto d’autore, la diffusione di informazione basata sul criterio di verità – vengano a mancare.

Soltanto il giornalista “umano” può mettere in campo la sua responsabilità, può “spiegare” i motivi che l’hanno portato a fare certe scelte giornalistiche. Invece, l’IA generativa presenta il limite della mancanza di trasparenza. Le logiche interne agli algoritmi che regolano questi strumenti sono proprietà di enormi soggetti privati, che non hanno alcun interesse a portarli alla luce. Questo limite fondamentale deve mettere sull’avviso qualsiasi azienda editoriale che intenda seguire la strada della collaborazione con questi soggetti, che non va demonizzata, ma neanche mitizzata. E che, soprattutto, va perseguita con grandissima prudenza, consapevolezza, attenzione.

Antonio Moscatello:
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