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Cecilia Sala e la libertà che chiede ovunque l’informazione

di Antonio Moscatello portavoce Infofuturo

Fare il giornalista è sempre più pericoloso. Il diritto-dovere d’informare è messo a rischio ovunque nel mondo. Nei conflitti i giornalisti sono nel mirino, perché per il potere solo la propaganda deve passare. A Gaza sono almeno 140 i colleghi massacrati da inizio conflitto, e non per errore ma per metterli a tacere. In Messico da anni ogni giornalista che scriva di narcotraffico sa che su di lui pende una condanna a morte. In Pakistan, in Bangladesh, in Sudan, in Repubblica democratica del Congo si registrano uccisioni di giornalisti. Mentre in Cina e Russia è facile che finiscano in galera.

In Italia lo strumento per mettere a tacere il giornalismo libero è quello della querela, un sistema che favorisce chi vuole perseguitare anche cronisti che scrivono cose fondate per esercitare una censura preventiva: sai che prenderai una costosa e lunga querela che ti toglierà il sonno per anni dal politico, dall’amministratore, dal manager, e quindi eviti preventivamente di scrivere.

L’arresto immotivato e illegittimo in Iran di Cecilia Sala, brava collega italiana, rientra nella logica di reprimere le voci libere.

Nelle ultime ore si sono sentite diverse voci in Italia fare illazioni, diffondere giudizi discutibili sul lavoro della collega. Il nostro lavoro è bello anche perché sempre oggetto di valutazione e di discussione, spesso anche aspra. Ma tutto ciò deve interrompersi nel momento in cui viene impedito a una voce libera di esprimersi attraverso la minaccia, la violenza, la repressione. Quello è il momento in cui la solidarietà tra colleghi deve manifestarsi, lanciando un forte richiamo alla libertà d’informazione, in cui tutta la categoria e la società civile devono spingere perché i governi democratici si assumano la responsabilità di garantire il diritto costituzionale a informare e essere informati.

Cecilia va liberata senza se e senza ma. E bisogna che cominciamo a far campagna perché chi scrive e fa informazione in ogni parte del mondo, compreso il nostro paese, sia libero di farlo. Perché il giornalismo e i bravi giornalisti sono necessari. Che siano a Gaza, a Pechino, a Roma, a Teherane in ogni parte del mondo.

Antonio Moscatello:
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