di Francesca Filippi e Giovanni Innamorati consiglieri nazionali dell’Ordine dei giornalisti
Ha destato in noi perplessità, se non sconcerto, una affermazione fatta dal presidente del Cnog Carlo Bartoli durante l’audizione in commissione Giustizia del Senato, il 14 gennaio, sulla riforma dell’Ordine.
Bartoli ha proposto che la sanzione per l’inadempienza della formazione permanente sia di natura amministrativa e non più deontologica, con un automatismo delle sanzioni: radiazione o sospensione.
Ad una richiesta di precisazione da parte del senatore Potenti, Bartoli ha affermato che la radiazione dovrebbe scattare per le inadempienze totali reiterate (gli “zeristi” recidivi), mentre per le inadempienze parziali la sospensione andrebbe graduata sull’entità della inadempienza. La “depenalizzazione” della sanzione, per Bartoli, si giustifica con il sovraccarico dei Consigli territoriali di disciplina, oberati dai numerosi casi di colleghi che non adempiono alla formazione permanente.
1 – La nostra prima riserva riguarda il metodo. Le tesi sostenute da Bartoli non sono state minimamente discusse in Consiglio nazionale. Inoltre alla fine della scorsa consiliatura Bartoli ha sostenuto la tesi opposta, insistendo che nel nuovo Codice deontologico fosse introdotto un articolo, il 28, che esplicita l’obbligo formativo tra gli aspetti tipici della deontologia professionale (“L’inosservanza dell’obbligo formativo è attestata dal Consiglio regionale dell’Ordine che la segnala al Consiglio di disciplina territoriale”). Né risulta che il tema sia stato affrontato nella Commissione speciale chiamata a discutere sulla riforma dell’Ordine.
2 – Riserve sono suscettibili di essere sollevate anche sul merito. Se l’inadempienza fosse sanzionata sul piano amministrativo, il carico delle pratiche si sposterebbe semplicemente dai Consigli di disciplina ai Consigli dell’ordine. Per non parlare del problema della congruità delle sanzioni stesse rispetto a gravi violazioni deontologiche da parte di colleghi che oggi vengono sanzionate con pene inferiori, cioè l’avvertimento e la censura.
Siamo costretti a rilevare ancora una volta un deficit di confronto all’interno del Cnog inspiegabile.