Di Sara Menafra e Carlo Picozza
Noi, consiglieri di minoranza dell’Ordine del Lazio, eletti con la “Lista civica Riforma & Dignità”, abbiamo ben chiara la funzione cruciale per la categoria, del riconoscimento di compensi equi e, nel nostro caso, di pareri di congruità per i giornalisti non dipendenti.
Definire questi ultimi in linea con i contratti di lavoro e fornirli ai colleghi che li richiedono significa, finalmente, concorrere in modo decisivo a contrastare efficacemente lo sfruttamento dei giornalisti più deboli, a rendere più ordinato ed equo il mercato del lavoro, a contrastare la logica di un impegno professionale retribuito con cinque euro ad articolo. Significa, insomma, dare attuazione alle leggi di tredici anni fa, sostenendo, con un servizio reale, i colleghi impegnati nel contenzioso giudiziario.
Se entro febbraio, finalmente, il ministero di Giustizia definirà le Tabelle per i pareri di congruità, valide per tutto il territorio nazionale, come annunciato nella conferenza stampa annuale dalla presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, seguendo la
linea indicata dall’Ordine dei giornalisti, dalla Fnsi e, sia pure indirettamente, dallo stesso ministero della Giustizia, ne saremmo felici.
L’Ordine del Lazio avrebbe potuto muoversi in autonomia e arrivare per tempo e in anticipo agli stessi risultati, certo.
Su questo impegno l’intero Consiglio era approdato alla convinzione della fondatezza delle nostre ragioni ed eravamo pronti per metà gennaio a comunicare a colleghe e colleghi l’importante novità.
Ora sembra che si riparta. Così è a sentire i pronunciamenti di tutti i consiglieri che si sono impegnati – qualora il governo dovesse contravvenire al suo impegno – ad attivare comunque il servizio di rilascio dei pareri di congruità.
Licenziare i pareri di congruità, infatti, è un impegno fondamentale che abbiamo preso e intendiamo onorarlo con il supporto fondamentale anche del sindacato, in particolare dell’Associazione Stampa romana.
Di seguito, ecco, su nostra proposta, il documento che era stato approvato il 23 dicembre scorso dal Consiglio dell’Ordine dei giornalisti del Lazio.
L’Ordine e i pareri di congruità
l’Ordine dei giornalisti del Lazio è impegnato a fornire sui pareri di congruità un quadro di certezze entro il prossimo mese di febbraio. Lo farà ispirandosi ai criteri che qui si indicano e a quelli dell’equo compenso per i giornalisti che svolgono lavoro autonomo, avendo come riferimento la legge numero 49 del 2023, che prescrive una retribuzione congrua, rapportata, cioè, alla qualità e alla quantità del lavoro svolto.
Un paio di anni fa la Federazione nazionale della stampa (Fnsi) e l’Ordine nazionale dei giornalisti (Ondg) hanno definito le caratteristiche dei cosiddetti pareri di congruità.
Questa attività ha riguardato un’area vasta del lavoro giornalistico, quella dei non dipendenti, dei professionisti dell’informazione che svolgono un lavoro autonomo. Si tratta di un’area in espansione consistente ed è caratterizzata da un lavoro sempre più povero, con salari inadeguati e condizioni di sfruttamento delle giornaliste e dei giornalisti. È, insomma, un’area segnata da supersfruttamento e sotto-remunerazioni.
Per il sindacato nazionale e le sue articolazioni territoriali – nel Lazio, l’Associazione stampa romana – la via maestra è indicata dalla scelta del criterio di una relazione stretta tra la retribuzione per il lavoratore autonomo, o freelance che dir si voglia, con quella del collega con un contratto di lavoro dipendente.
Per questa via, in qualche modo, sarebbe inibito agli editori l’uso della leva del collaboratore per abbassare i costi di produzione, attraverso la corresponsione a questo un compenso di gran lunga inferiore alla retribuzione del collega dipendente. A questo proposito, l’Ordine dei giornalisti del Lazio, insieme con l’Associazione Stampa romana, convoca una conferenza stampa, per il 15 gennaio prossimo, di fronte al ministero della Giustizia, per sollecitare un pronunciamento tempestivo.
Le tabelle fissate hanno una relazione con la paga giornaliera del redattore ordinario, così com’è definita dai tre contratti firmati dalla Fnsi, nel rispetto dell’articolo 36 della Costituzione.
In definitiva, quella remunerazione, divisa per giorno lavorativo o frazione di questo, rappresenta quanto deve essere corrisposto al collaboratore in modo corretto e giusto.
Anche l’Ordine dei giornalisti del Lazio intende adottare tale criterio e sta compiendo i passi necessari sia per una ricognizione sullo stato del servizio fornito da altri Ordini – in particolare, quelli della Sicilia, del Veneto e della Lombardia – sia per sollecitare, insieme con il sindacato, una risposta da parte del ministero della Giustizia.
Da due anni, infatti, alle indicazioni della Fnsi e dell’Ordine nazionale, non è stato fornito riscontro alcuno: un silenzio decisamente irrispettoso verso i giornalisti.
Anche per ciò, da un anno in qua, di fronte al silenzio del ministero della Giustizia, diversi Ordini regionali hanno comunque provveduto a recepire quelle tabelle. Queste sono diventate la base per i pareri di congruità che l’ente pubblico territoriale mette a disposizione dei colleghi per il giusto pagamento di una prestazione lavorativa, prima di adire le vie giudiziali