Piano industriale Rai: conoscere per deliberare

Cavallo Rai mazzini

Caro Lazzaro,

ho letto e apprezzato il tuo intervento sul Piano Industriale della Rai, specie per quanto riguarda la prassi sindacale che esce ancora una volta indebolita e “terziarizzata” da un modello di relazioni industriali, che disconoscono di fatto la centralità del lavoro e il valore della partecipazione. Sarebbe perciò importante in una fase delicata come l’attuale, rimettere al centro della discussione il tema del lavoro, aprendo, se necessario, un confronto tra le diverse rappresentanze sindacali coinvolte a vario titolo dal Piano Industriale. Lo dico perché il futuro dell’informazione ha a che fare più con i processi di produzione che con il prodotto in sé, motivo per cui il Piano si concentra più sull’innovazione del processo che su quella del prodotto. E’ un salto enorme che tende a sostituire il metodo con il merito, il mezzo con il fine, l’economizzazione dei processi di produzione con la qualità dell’offerta informativa. Loro la chiamano modernità, e forse hanno ragione, ma il punto è come stare dentro a questo processo, non da spettatori ma da protagonisti. Questa è la sfida a cui siamo chiamati tutti, giornalisti compresi. Per questo ho trovato interessante quel tuo gettare il sasso nello stagno chiedendo all’azienda di fare l’azienda e al sindacato di fare il sindacato. Come a dire: basta consociativismi, basta sovrapposizioni, ciascuno torni a fare il proprio mestiere: di qua la parte, di là la controparte. Punto. E’ solo così che si evitano opacità e sgrammaticature da ambo le parti. E poi questo distillare i contenuti del piano attraverso i giornali, questa tecnica da marketing fatta per tastare il polso al mercato della politica e orientare positivamente il dibattito pubblico, la trovo francamente poco adatta ad un piano che si prefigge di modernizzare la più grande azienda culturale del Paese. Forse sarebbe stato più semplice se, in ossequio alla molto conclamata ma poco frequentata trasparenza, qualcuno si fosse preso il disturbo di diffondere il Piano. Qui non è questione di privacy o di concorrenza, ma di un’azienda che eroga un servizio pubblico e di un bene comune alimentato dal canone. Insomma, caro Lazzaro, proviamo ad alzarlo noi questo vento nuovo che tarda ad arrivare.

Amedeo Martorelli

 

Questo l’intervento sul piano industriale Rai di Lazzaro Pappagallo

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