Stampa romana, Bilancio 2017 in attivo: la strada per garantire un futuro al sindacato

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Io non ne capisco granché di numeri. Per questo, quando Lazzaro e gli altri componenti della Segreteria di Stampa romana mi hanno chiesto di fare il Tesoriere, gli ho domandato se fossero impazziti. Tanto più che mi veniva proposto di occuparmi di questo compito nel momento in cui sui conti di Stampa romana si era innestata una velenosa polemica.

Mi sono trovato così ad assumere l’incarico in un momento complicato nella vita dell’associazione e quella che poteva apparire come sconsideratezza, di Lazzaro nel chiedermi di occuparmi di questa patata bollente e mia nell’accettarla, si è rivelata essere un’esperienza importante che mi ha consentito d’imparare molto su come funziona un sindacato e su come si sostenta da un punto di vista economico e finanziario.

Il bilancio dell’Associazione stampa romana è un bilancio piuttosto semplice, se paragonato a quello di imprese e di organizzazioni più articolate. Ciò non toglie chevada realizzato con cura e rigore. Così mi trovai, nel momento in cui venni chiamato a occuparmi della Tesoreria, a dover affrontare un passivo preventivato, a metà 2016, di diverse decine di migliaia di euro. Una situazione che la Segreteria era pronta ad affrontare con la giusta decisione, cercando di tutelare contemporaneamente sia i posti di lavoro di chi in Stampa romana, come struttura, ci lavora, sia l’interesse dei colleghi ad avere un sindacato operativo che, con un oculato utilizzo dei fondi ricevuti dai colleghi stessi, sia in grado di affiancarli nelle vertenze e di tutelarli nei momenti difficili della loro carriera, anche aiutandoli a riqualificarsi e formarsi.

La strada seguita è stata quella di una profonda “spending review”, con un controllo certosino di tutti i costi, tanto da farmi sospettare che il Segretario non fosse, come dice in giro, di Molfetta, ma in realtà uno scozzese. Tutto ciò è stato accompagnato da una riorganizzazione degli uffici, che ha consentito a sua volta di accedere a una minore quantità di straordinario retribuito. Il tutto senza tagliare, ma anzi aumentando i servizi forniti dall’Associazione, che intanto ha continuato a seguire le vertenze, ha organizzato corsi ed eventi ad alto valore formativo e informativo, ha ammodernato la sua sala riunioni rendendola uno spazio funzionale e connesso a disposizione dei colleghi freelance che possono disporre così di un punto d’appoggio vicino ai palazzi del potere e, last but not least, ha aperto nuove sedi nelle province.

Il risultato è stato evidente. Nel 2016 siamo riusciti a contenere a poche migliaia di euro un passivo che, a metà anno, si prospettava come profondo rosso. Nel 2017 abbiamo chiuso con un attivo di 21.207 euro. La razionalizzazione dei costi ha portato a un taglio degli stessi di ben 90.600 euro nel solo 2017. Questo ha consentito di compensare ampiamente una contrazione dei ricavi di 66.900 euro, dovuto a una riduzione di tutte le quote che Stampa romana riceve: quelle associative, le quote di servizio CASAGIT, le quote di servizio INPGI, mentre i contributi INPGI sono rimasti invariati. Inoltre sono calate anche le entrate sul fronte del bilancio della formazione, di 16.000 euro, in un rallentamento parzialmente compensato dal taglio dei costi per l’attività in quel settore.

Chiaramente questo attivo sarebbe potuto essere più consistente se non ci trovassimo in un anno di voti per il rinnovo delle cariche e, quindi, non si fosse dovuto mettere in piedi un fondo elettorale da 10.000 euro. Va tuttavia tenuto presente che quest’anno le elezioni saranno svolte con la modalità del voto elettronico e anche questo consentirà un ulteriore risparmio.

Ancora, va sottolineato che la situazione semestrale dei conti del 2018 conferma in pieno l’attivo del 2017: la gestione oculata che abbiamo messo in campo si dimostra essere strutturale e non contingente.

L’attivo registrato nel bilancio consuntivo del 2017 è un risultato importantissimo, perché indica una capacità e una responsabilità della struttura nel rispondere a un contesto generale fortemente negativo. Inoltre ci consente di affrontare con ulteriore decisione la situazione difficile che ci circonda, concentrando le nostre energie non nel “salvare” Stampa romana, ma nel far sì che Stampa romana sia sempre più uno strumento importante in mano ai colleghi per vedere tutelati i loro diritti.

Nello stesso tempo, il fatto di non doverci per il momento preoccupare della sopravvivenza di Stampa romana, ci deve far riflettere sul suo futuro. In tal senso, appare evidente che il taglio dei costi è stato un elemento decisivo nel mantenere in ordine i conti dell’associazione. Tuttavia ci si deve domandare quanto questo trend potrà continuare senza intaccare i servizi che l’Associazione offre. Per dirla molto chiaramente: se continuerà a calare il numero degli iscritti, se non si supererà il momento critico dell’occupazione nella nostra categoria a Roma e nel Lazio, se non riusciremo a includere maggiormente nel sindacato, arriverà il momento in cui dovremo intaccare l’osso. La composizione demografica degli elenchi degli iscritti di Stampa romana non induce, in questo senso, a ottimismo.

Quindi consentitemi, dopo aver licenziato un bilancio in deciso attivo che chiude una fase d’incertezza degli anni passati e testimonia di una gestione indiscutibilmente oculata e responsabile dei soldi dei colleghi, di non consegnarmi a toni trionfalistici ma di chiedere di ragionare tutti assieme su come garantire un futuro al sindacato. Per me la risposta è solo una: bisogna aprire le porte, rendere Stampa romana e, per essere più precisi e ambiziosi, tutta la Federazione nazionale della stampa italiana non un sindacato per pochi e sempre più attempati iscritti, ma un sindacato del quale chi fa informazione, i giornalisti, abbia interesse concreto a far parte. Soprattutto i più giovani e i meno tutelati. Se abdichiamo a questa ambizione, non solo non facciamo l’interesse della categoria, ma condanniamo a morte il sindacato stesso. Per questo è necessario lasciare il passato alla storia: l’informazione va declinata al futuro.

Antonio Moscatello
Tesoriere Stampa Romana

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