Ordine dei giornalisti: bene sull’appello a Mattarella per garanzia pubblica ad inpgi e su voto elettronico

Di Roberto Monteforte

 

 

 

 

 

Il presidente della Repubblica Sergio Mattarella intervenga a difesa dei diritti dei giornalisti italiani, a partire da quello alla loro pensione perché va riaffermata “la necessità improcrastinabile di una garanzia pubblica per l’Inpgi anche a tutela dell’autonomia di una categoria vitale come l’ossigeno per la democrazia”.

Lo chiede con un appello lanciato due giorni fa al Quirinale il presidente del Consiglio n azionale dell’Ordine dei giornalisti Carlo Verna a nome del Consiglio Nazionale e questo rappresenta indubbiamente un atto importante di responsabilità e di sensibilità nei confronti del destino di tutti gli iscritti all’Ordine professionale. Ma la presa di posizione va oltre gli interessi pur legittimi di una categoria, perché chiede al massimo garante della Costituzione di tutelare il diritto dei giornalisti a svolgere la propria funzione in autonomia e serenità nell’interesse di tutti i cittadini. Quindi nel rispetto pieno di tutti i diritti acquisiti perché i giornalisti sono lavoratori come gli altri ed hanno diritto alla pensione maturata. Questo vale per l’oggi e per il domani.

La categoria ha già pagato duramente gli effetti devastanti della crisi e della trasformazione del settore. Lo testimonia la drammatica situazione dell’Inpgi e il precariato diffuso. Sono necessari interventi strutturali. Perché non si risollevano le sorti dell’istituto e né si assicurano le nostre pensioni con un pur auspicabile ma non sufficiente sostegno pubblico o con l’ingresso di nuove figure professionali nell’Inpgi.

Lo diciamo da tempo non sospetto. E’ decisiva una garanzia pubblica dell’ente privatizzato nel 1993 sotto il controllo dei ministeri vigilanti. Lo hanno ribadito recentemente anche i colleghi del Consiglio nazionale dell’Inpgi e del Consiglio di amministrazione che non si riconoscono nell’attuale maggioranza. La scommessa è quella di conciliare, vista la natura strutturale della crisi, il valore dell’autonomia di chi fa informazione e la sicurezza previdenziale per gli iscritti all’Inpgi, garanzia che vale per tutti i lavoratori italiani con contribuzione obbligatoria.
Quello dei comunicatori è comunque un tema da affrontare con una riforma seria degli accessi all’Ordine e con i prossimi rinnovi contrattuali di chi lavora nei gruppi editoriali e nella comunicazione pubblica e privata.
Ci auguriamo che questo appello abbia ascolto e che pesi sui tavoli dove è aperto il confronto con il governo e con il Parlamento sui destini dell’Inpgi, sull’equo compenso e sugli altri nodi che riguardano la categoria. Sono temi – lo ricordiamo – che riguardano tutti i giornalisti e che hanno anche rilevanti aspetti ordinistici. E’importante anche per questo che l’Ordine abbia fatto sentire con autorevolezza la sua voce.

Un Ordine che va riformato. Lo chiediamo da anni. Una proposta di riforma è stata consegnata da tempo agli organi istituzionali. Ma un primo passo che si è imposto con l’emergenza Covid, è stato l’introduzione del voto elettronico. Il Consiglio nazionale ha deliberato in tempi da record un regolamento per queste elezioni. Gliene va dato atto. E’ stato presentato al Ministero della Giustizia per la sua approvazione. Solo una volta pubblicato in Gazzetta Ufficiale l’Odg potrà indire la gara per appaltare la “piattaforma elettronica” necessaria per la gestione del voto.

Questo passaggio ha i suoi tempi fissati dalla legge. Sarà una gara contro il tempo, visto i colleghi dovrebbero essere chiamati a votare in prima convocazione il prossimo 7 febbraio. La convocazione delle elezioni va fatta 40 giorni prima e deve indicare le modalità di voto. I tempi sono strettissimi. E sarebbe una vera beffa per la partecipazione democratica se questa importante innovazione dovesse restare chiusa nel cassetto per problemi burocratici.

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