INPGI – Analisi di Elena G. Polidori

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Una trappola. Ad orologeria.

Con tanto di accordo bypartisan (Lega-M5s) raggiunto in commissione Finanze e Bilancio della Camera dei Deputati sul testo del Dl Crescita. Il governo ha deciso di dare all’Inpgi altri sei mesi di tempo per cercare di salvarsi da solo. Poi arriverà comunque il commissario. E solo a quel punto, quando già l’Istituto avrà messo mano all’ennesimo, pesantissimo, giro di vite, sulle prestazioni pensionistiche, sulle disoccupazioni e sull’età pensionabile dei giornalisti, solo allora metterà mano ad un possibile “allargamento della platea” per scongiurarne il default.

E’ la sintesi – senz’altro dura, ma realistica – del contenuto dell’emendamento per il ‘salvataggio’ dell’Inpgi che da mesi la dirigenza dell’Istituto stava cercando di ottenere per dare nuova linfa contributiva alle sue casse ‘annettendo’ la categoria dei comunicatori; un ‘salvataggio’ comunque a tempo determinato che, però, non sarebbe costato troppo. Invece il governo ha fatto altro.

E il risultato è davvero deludente. Tanto da mettere in evidenza la fragilità di una trattativa con l’esecutivo nella quale direzione generale e presidenza dell’Inpgi hanno voluto scientificamente tenere fuori tutti quelli che avrebbero potuto, invece, contribuire in modo robusto al suo buon fine. Che, invece, non c’è.

Nel dettaglio: entro 12 mesi dalla data di entrata in vigore del dl Crescita, l’Inpgi sarà obbligato a varare una riforma con misure “che intervengano in via prioritaria sul contenimento della spesa e, in subordine, sull’incremento delle entrate contributive, e finalizzata a assicurare la sosteniblità economico-finanziaria di medio-lungo periodo”.

Entro 18 mesi, poi, l’istituto dovrà trasmettere ai ministeri vigilanti (Lavoro e Economia) un bilancio tecnico attuariale “che tenga conto degli effetti derivanti dall’applicazione” della riforma. Qualora il bilancio tecnico non evidenzi la sostenibilità economico finanziaria dell’ente, il governo adotterà uno o più regolamenti “diretti a disciplinare le modalità di ampliamento della platea contributiva Inpgi” (non è stato specificato ‘con chi’). Il possibile commissariamento dell’Ente è congelato fino al 31 dicembre 2019. Momento in cui scatterà il ‘count down’.

Cosa significa tutto questo?  Che i comunicatori (o chi per loro) non entreranno nella platea previdenziale Inpgi prima di 18 mesi. Cosa succede nel frattempo è nelle mani del cda dell’Inpgi ,che dovrà impoverire ancora di più il patrimonio dell’Istituto per pagare le prestazioni. La riforma che l’Inpgi dovrà fare su se stesso, poi, dovrà essere dura e colpire le spese gestionali e soprattutto favorire l’incremento delle entrate contributive. Questione che – come noto – non è mai stata nella disponibilità dell’Inpgi, ma solo degli editori. Se è evidente che le entrate contributive possono aumentare solo se e quando aumenta l’occupazione e diminuiscono i pensionamenti, è chiaro che l’emendamento governativo mette in capo all’istituto una leva che l’istituto non possiede, cioé l’occupazione.

In ultimo, la sospensione della spada per sei mesi e non per i 12 concessi per la riforma potrebbe portare al paradossale risultato di un ente commissariabile proprio nel momento in cui sta cercando difficili vie d’uscita a questa terribile crisi.

Insomma, una trappola. Per costringere l’inpgi a fare il lavoro sporco di autoriforma lacrime e sangue, sulle tasche dei colleghi e dei loro contributi e così da far entrare un commissario politico a ‘pulizia’ già fatta. Così qualche parte politica potrà intestarsi, attraverso l’apertura a nuovi ingressi, il ‘vero’ salvataggio dell’Inpgi.

 

Chiudo con una riflessione. Se, come già sostenuto da molti, si fosse fatto un attento lavoro diplomatico per consentire a quel che resta dell’Inpgi di venir ‘traghettato’ verso l’Inps, in un fondo protetto, con precise ‘regole d’ingaggio’ di salvaguardia delle pensioni esistenti e di quelle future, oggi non ci troveremo in una situazione tragica in cui qualcuno disporrà tagli draconiani anche solo per mantenere – seppur per poco –  poltrone privilegiate. Tutto questo ritengo sia inaccettabile. Soprattutto ora che il governo ha scoperto le sue carte.

 

Elena G. Polidori
Consigliere generale Inpgi
Componente Giunta Fnsi Informazione@Futuro

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