Indegni attacchi a Verna. Ragioniamo sul merito dei problemi senza insulti

di Roberto Monteforte 

 

 

 

 

 

Care colleghe e cari colleghi un augurio sincero per il nuovo anno. Tra le tante cose che ci auguriamo ve n’è una in particolare: che l’insulto, la denigrazione e l’attacco personale siano buttati al macero come si fa a Capodanno con le cose vecchie. Che termini come “truffa” o “polo del rancore” siano cancellati dal vocabolario del confronto tra i colleghi. Sono quelli usati da “Controcorrente” per commentare l’intervento del presidente nazionale dell’Ordine dei giornalisti, Carlo Verna alla conferenza stampa di fine anno con il presidente del Consiglio, Giuseppe Conte.

Tutti hanno la possibilità di riascoltare le parole preoccupate di Verna sulla situazione drammatica che vive la categoria. Un richiamo doveroso al governo e alla politica sui principali nodi aperti e da sciogliere, arricchito da possibili indicazioni, come quella “garanzia pubblica” per l’Inpgi a tutela delle pensioni dei giornalisti e dell’autonomia della categoria già avanzata con un appello al presidente della Repubblica, Sergio Mattarella.

Il futuro e il presente delle nostre pensioni è un tema drammatico su cui il confronto aperto e responsabile è doveroso. Verna auspica anche l’apertura dell’Ordine a nuove figure professionali già presenti nelle filiere dove si produce informazione. Il presidente dell’Ordine avanza un ragionamento. Non offende nessuno. Invece, ecco che sono arrivati l’insulto, il dileggio e la polemica volgare. Come purtroppo è consuetudine per i colleghi di Controcorrente oramai disabituati al confronto anche vivace, ma rispettoso delle persone.

Un segno evidente di debolezza e di nervosismo di chi, pur avendo da tempo la responsabilità di molti enti di categoria, non riesce a misurarsi e tanto meno a gestire le sfide che abbiamo di fronte. Ma i colleghi sono stanchi delle urla e degli insulti che coprono vuoti e incapacità. Occorre cambiare passo e chiudere con la logica di chi non sa praticare il confronto e la ricchezza del pluralismo.

La logica del pensiero unico non paga. L’emergenza grave che vivono le colleghe e i colleghi merita apertura vera al confronto e non supponenza, arroganza e dileggio. Il nostro augurio è che il 2021 porti consiglio e serenità, più senso di responsabilità e rigore che rancore.

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