Ordine: con il voto elettronico tra sei mesi si rinnova il patto fondativo con i colleghi

Finalmente si fa concreto il tanto auspicato cambio di passo. Ora è possibile e vicino il voto in sicurezza per il rinnovo del Consiglio nazionale dell’Ordine dei giornalisti e per quelli regionali. Con il decreto legge appena varato dal governo sono concessi ulteriori 180 giorni di proroga per le elezioni in presenza e da remoto. Era quanto richiesto dal presidente Carlo Verna e dall’esecutivo del Consiglio nazionale dell’Ordine.

Lo riteniamo un risultato importante per tutta la categoria, perché favorisce una più ampia partecipazione dei colleghi, maggiore trasparenza e più democrazia. Questa è la risposta concreta migliore a chi, perseverando in una logica distruttiva per lo stesso Ordine, ha ostacolato l’azione del suo presidente con accuse immotivate e con l’obiettivo palese di delegittimarlo in un delicato momento politico e istituzionale.

Ora, che con la proroga del voto di sei mesi gli organismi dell’Ordine sono pienamente legittimati, è il momento di rilanciarne l’azione. Se vi fosse delegittimazione, allora tutti sarebbero delegittimati, compresi i consigli ed i presidenti degli Ordini regionali. Si andrebbe ad una completa paralisi dell’istituzione di autogoverno della categoria, cosa che non pare auspicata dal governo e dal ministro della Giustizia che hanno aperto un positivo confronto con i vertici della categoria e con il presidente Carlo Verna. Di fronte alle tante emergenze, come la pecarietà, che in tempo di Covid si sono fatte ancora più acute, è indispensabile che non ci siano vuoti. Che la voce di chi rappresenta tutta la categoria si faccia sentire forte e chiara. Come sulla vicenda dei giornalisti intercettati a Trapani. 

Se rendere praticabile il voto elettronico è il primo passo, l’altro è riprendere con realismo il confronto con il governo e con il Parlamento sulla riforma dell’Ordine. Perché, ad esempio, senza nuove regole per l’accesso alla professione e l’identificazione di nuove figure professionali non si potranno neanche dare risposte strutturali alla crisi dell’Inpgi. Si adegui, per quanto necessario, il progetto di riforma ai mutamenti e alle trasformazioni della professione in atto. E si faccia buon uso della disponibilità al confronto istituzionale mostrata dal ministro della Giustizia, professoressa Marta Cartabia e dal sottosegretario alla presidenza per l’Editoria, on Giuseppe Moles. Sarà utile a tutta la categoria.

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