Più solidarietà e più sviluppo. Il bilancio Asr vince la sfida Covid e le chiacchiere disfattiste

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di Paolo Rubino – tesoriere Stampa Romana

Dalla sfida Covid, nel percorso fin qui fatto, l’Asr esce più forte nei valori, patrimonialmente più solida, con uno sguardo più lungo sul suo futuro.

Con l’approvazione di un bilancio 2020, ancora con un buon attivo ed in linea con l’anno precedente, pur nell’anno dello shock del lockdown, vince una stagione della responsabilità nella gestione dei conti.  Parlano i numeri, con la loro concretezza. E ci sarebbe poco da aggiungere se non arrivassero puntualmente letture distorte, rovesciate, in un clima da continua campagna elettorale senza argomenti, inutile e dannosa. L’esatto opposto contrario della gestione responsabile che emerge dai numeri di bilancio. 

E’ un peccato essere costretti a sacrificare tempo e righe per ristabilire una realtà dei fatti stravolta da commenti infondati e incoerenti, invece di soffermarsi più a lungo sulle strategie, sui risultati raggiunti e sulle prospettive che stiamo costruendo, sull’azione sindacale, sul forte impegno per fare di più in solidarietà al fianco dei colleghi in difficoltà.

Una risposta è dovuta per per dare una corretta informazione a tutti i colleghi, ed è semplice: se Stampa Romana avesse adottato la gestione dei conti sollecitata ogni anno dalla minoranza di Controcorrente (che ha chiesto di chiudere i bilanci in pareggio, quindi di non rafforzarsi accantonando risorse) oggi non avrebbe un euro per agire e per reagire, e di fronte al minimo imprevisto (anche solo un soffio di vento, altro che emergenze pandemia o Inpgi) sarebbe paralizzata, o forse morta sul colpo.

Per fortuna non è andata così. Il bilancio 2016 certifica che la cassa si stava svuotando, l’erosione del patrimonio era arrivata ad una soglia critica, vicina al fallimento. Quella ‘riserva di vita’ è stata anno dopo anno irrobustita, +267% salendo a circa 420mila euro: risorse in cassa per agire e per reagire. Per i colleghi di Controcorrente è stato sbagliato farlo, hanno criticato ogni chiusura di bilancio in attivo dal 2017 al 2020.  Ed ora sostengono che quelle risorse messe da parte sono poche? Dicono che basterebbero solo per due anni se venissero meno i rimborsi dell’Inpgi? Beh, se avessimo ascoltato il pressante invito di Controcorrente a mantenere le casse vuote, altro che due anni, altro che anni, ma neanche mesi o settimane: di fronte a qualsiasi imprevisto di tempo per reagire non avremmo neanche un secondo. Per fortuna non li abbiamo ascoltati e di anno in anno abbiamo accumulato la nostra ‘war chest’ di munizioni per far fronte ad ogni evenienza. E continueremo a farlo.

Perché poi i colleghi i colleghi di Controcorrente, che in Inpgi sono classe dirigente (e vuol dire ‘responsablità’), delineando un possibile scenario per il futuro dell’Asr, ipotizzano una uscita di scena dell’Inpgi dal prossimo primo gennaio? Non lo spiegano.

Nei numeri apparentemente asettici del bilancio 2020 per fortuna c’è altro da raccontare: si può leggere la passione che ha permesso di non arretrare di un millimetro nello spirito di servizio ai colleghi e nell’azione sindacale, la forza anche economica che ha consentito di fare di più in solidarietà per sostenere i colleghi più esposti alla crisi, la concretezza di aver ancora seminato, ancora investito, e di aver così continuato a guardare avanti ed a costruire un futuro basato su più solidi pilastri. Sono pilastri ricostruiti da chi ha ereditato una casa terremotata e che, invece, con il lavoro dell’attuale segreteria e della precedente, consegnerà alle prossime una associazione rimessa in piedi e non più esposta al rischio di crollare al primo soffio di vento. 

Azione sindacale e servizi ai colleghi, solidarietà, investimenti e sviluppo per costruire l’associazione del futuro: le tre linee di azione volute dalle due segreterie guidate da Lazzaro Pappagallo sono state portate avanti con grande coerenza. E che le cose potessero andare così non era per nulla scontato quando è stato necessario fare scelte nel buio pesto dei primi mesi della pandemia, quando nessuno avrebbe potuto neanche immaginare cosa sarebbe accaduto nei mesi successivi.

Abbiamo accelerato quando sarebbe stato più istintivo frenare: c’è stato coraggio, forse, un po’, ma c’è stata soprattutto – ed è un valore costruito giorno dopo giorno, per tutti, per oggi e per il domani dell’Asr – la consapevolezza di aver già fatto un buon lavoro sui conti, di aver ricreato negli ultimi anni le condizioni di bilancio per poter fare di più, per poter spendere di più, per accettare senza correre rischi anche la possibilità di chiudere un bilancio in rosso. E non è andata così: l’impianto costruito negli ultimi anni ha retto, si è dimostrato solido, flessibile, reattivo. Il ‘costo’ di reagire alla crisi Covid non pesa sul bilancio 2020 che, solo con una piccola limatura rispetto al precedente (-3%), si è chiuso in attivo per ben 105mila euro. Altri 105mila euro messi da parte per essere più forti, con buona pace di chi in questi anni ci ha criticato per averlo fatto salvo sacrificare poi ogni coerenza sull’altare di una modesta politica dell’allarmismo.

Lo ‘stress test’ dell’emergenza Covid non ha minato né i conti i tre cardini della gestione dell’Asr. E tra questi, in particolare, quello della solidarietà è un bel capitolo del bilancio 2020: un impegno straordinario per essere concretamente vicino a colleghi in grande difficoltà economica: sono stati erogati 118 sussidi da 250 euro. Ed è un impegno che sta proseguendo nel 2021, in modo ancora  più ampio, perché l’emergenza non è finita. Solidarietà chiama solidarietà, è contagiosa, è un nostro valore, può e deve essere un motivo di orgoglio per tutti gli iscritti all’Associazione: lo dimostra, come esempio significativo ma non l’unico, il contributo arrivato dal Gruppo Romano Giornalisti Pensionati.

E lo dimostra l’impegno di tutti in un momento eccezionale per le sfide da affrontare: dai dipendenti, che anche con lo smart working hanno confermato l’impegno e la qualità del lavoro di sempre, a tutti quei colleghi che con il loro contributo danno vita e forza al nostro sindacato, che costruiscono con i fatti invece di tentare, come altri, di demolire con le chiacchiere.

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