CASAGIT: LA RIFORMA SARÀ RIFORMATA. MA ANDRA’ NELLA GIUSTA DIREZIONE?

di Rossella Lamina, Direttivo Stampa Romana e Lazzaro Pappagallo, giunta Fnsi

La riforma Casagit sarà riformata. Questo, in estrema sintesi, l’esito dell’incontro che si è tenuto il 27 gennaio scorso fra i vertici della Cassa, il Direttivo dell’Associazione Stampa Romana, il Segretario Stefano Ferrante e il Presidente Paolo Tripaldi presso la sede sindacale di via della Torretta. Adesso sarà necessario verificare come si concretizzeranno le revisioni preannunciate e se queste sapranno andare nella giusta direzione, che a nostro avviso è quella di garantire la sostenibilità economica della Casagit adottando criteri di equità e solidarietà.

Sicuramente va dato atto al Presidente Gianfranco Giuliani, al Direttore generale Francesco Matteoli, e al Presidente della Fondazione, Giampiero Spirito, di averci messo la faccia, accettando il confronto su una manovra che tante critiche ha sollevato da parte dei colleghi ed alle quali Informazione@Futuro ha inteso dare voce in più sedi. Peccato però che questo confronto si sia svolto a riforma ormai in vigore (dal 1° gennaio 2025) e non – come invece sarebbe stato per tutti più utile e opportuno – prima di varare quelle modifiche che già stanno impattando negativamente soprattutto su alcune fasce di associati.

Come spiegato da Giuliani, la commissione incaricata da Casagit di elaborare soluzioni di risanamento ha affrontato un lungo periodo di lavoro. A maggior ragione, in questo lungo percorso si sarebbe potuto includere un passaggio dedicato al feedback degli interessati, che magari avrebbe evitato i correttivi resisi ora necessari.  

Se poi, come pure ci è stato riferito, quella commissione è stata composta in modo da rappresentare tutte le diverse realtà della professione, c’è da chiedersi quale impeto di inspiegabile masochismo abbia investito i disoccupati, i cassaintegrati, od anche i membri di famiglie monoreddito che ne facevano parte. Sono infatti questi i soggetti su cui si è andato a scaricare il peso di una riforma che invece lascia incolume la “fascia alta” della categoria.

Il taglio all’assistenza per disoccupati e cassaintegrati (che dai precedenti 48 mesi passa ora a 24 mesi nell’arco della vita) insieme all’assenza di un criterio reddituale per i contributi dei familiari iscritti (ora calcolati in quota fissa sulla base dell’età del familiare), sono infatti state le principali criticità evidenziate da Informazione@Futuro ed emerse con chiarezza nei nostri interventi al Direttivo di Stampa Romana. 

Su entrambe le questioni i vertici Casagit hanno mostrato un’apertura, che andrebbe nella direzione di un recupero parziale delle tutele per disoccupati e cassaintegrati e l’introduzione di un criterio reddituale per il contributo dei soci familiari, in modo da mitigare gli effetti più forti della riforma nelle tasche dei colleghi e delle famiglie a reddito più basso.

A nostro avviso, per un vero riequilibrio dei conti sarebbe necessario andare a recuperare risorse da chi ha prodotto il deficit della Cassa. Ribadiamo che se Casagit fornisse servizi solo alla platea dei giornalisti in servizio e dei giornalisti pensionati iscritti, allora sarebbe in solida stabilità. 

Ma se non si aggredisce lo sbilancio che invece deriva dai soci aggregati, i cui versamenti sono in larga misura insufficienti rispetto alle prestazioni erogate; o se addirittura se ne amplia la platea, estendendo i servizi con contributo agevolato ai figli dopo i 35 anni (anche se occupati e facenti parte di altro nucleo familiare) e persino ai nipoti, ci sembra difficile raggiungere lo scopo. Parimenti sarebbe necessario cercare di recuperare l’evasione contributiva da parte datoriale e di rivedere i termini di alcune convenzioni con cliniche e centri diagnostici, non sempre vantaggiose per Casagit.

Sul tema delle convenzioni, Giuliani ha concordato sulla necessità di una revisione. Non altrettanta disponibilità è stata mostrata verso una ricalibratura dei contributi volontari, calcolati su tre sole fasce di reddito, di cui la più bassa è sotto i 71.315,01 annui. Se questi contributi venissero resi meno onerosi, si potrebbe consentire ai disoccupati di rimanere associati, soprattutto a fronte del taglio operato al periodo di agevolazione zero, continuando al contempo i versamenti alla Cassa (si potrebbe, ad esempio, pensare a un contributo di 50 euro mensili contro gli attuali 231 richiesti alla fascia di reddito più bassa). 

Da parte dei vertici Casagit è giunta inoltre l’ipotesi di introdurre l’Isee come strumento di verifica dello stato reddituale. Noi riteniamo che si debba ancora considerare l’uso della dichiarazione dei redditi per calcolare i contributi per famigliari e figli, in modo da non gravare gli associati con la produzione di ulteriore documentazione.

Appare alquanto bizzarra la motivazione con cui Casagit, che già chiede le dichiarazioni dei redditi (ad esempio per stimare il contributo volontario), reputi quello stesso strumento come poco affidabile e falsificabile, dimenticando forse che anche l’Isee, nato per richiedere prestazioni sociali agevolate ad INPS o ai servizi di pubblica utilità, è parimenti falsificabile e che comunque le dichiarazioni infedeli o fraudolente si configurano come reati sanzionabili fino alla reclusione. In ogni caso, qualunque sia lo strumento che verrà infine adottato, ci sta a cuore che i contributi vengano sì contenuti per redditi bassi e mono familiari, ma vadano invece alzati per le famiglie a reddito elevato (ad esempio, quelle di magistrati, notai o parlamentari a carico).

Per aiutare disoccupati e cassintegrati e recuperare le precedenti tutele potrebbe arrivare in soccorso l’accordo in via di chiusura formale sugli infortuni extraprofessionali. Dal 2024 dopo il passaggio della gestione principale dell’Inpgi in Inps l’apposito fondo non aveva un bacino in cui destinare le trattenute contrattuali, lo 0,60% (editori per lo 0,50% i giornalisti per lo 0,10%).

Né l’Inail si faceva carico degli infortuni extraprofessionali dei colleghi. Ora il bacino è stato ritrovato nella nuova Inpgi cui gli editori verseranno una quota fissa al mese per coprire questi infortuni. Lo 0,10%, appannaggio dei giornalisti, sarà versato in Casagit proprio per coprire richieste sociali, in testa quelle relative a chi è espulso dal mercato del lavoro.

Un ultimo appunto sulla questione farmaci: in un’ottica di risanamento, può aver senso tagliare su quelli da banco. Tuttavia appare comprensibile il risentimento di quei colleghi che, con le nuove norme, si sono visti respingere il rimborso anche per farmaci in fascia C con obbligo di prescrizione medica fra cui, ad esempio, anche antibiotici od antinfiammatori per patologie croniche. Tutto considerato, ciò che più stona è il criterio discrezionale, e dunque non equanime, con cui Casagit applica il rimborso, dato che con la riforma “eventuali autorizzazioni in deroga per patologia, accordate in passato, saranno riesaminate e rivalutate singolarmente”.

Resta sempre la sensazione non troppo gradevole che i vertici Casagit ci tengano a non espellere soci ed è legittimo. Meno legittimo è sostenere che questi numeri “alti” di soci (numeri alti ridicoli rispetto alle assicurazioni) siano necessari per aiutare Casagit servizi a vendere i loro piani di assistenza ai non giornalisti. Noi pensiamo che sia meglio avere una cassa senza squilibri con numeri più piccoli e centrati sulla platea dei colleghi e non numeri alti ma con squilibri di bilancio per far funzionare Casagit servizi i cui incassi solo in parte coprono il buco della gestione principale.

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