Come i soci Ansa incassano i “dividendi”degli Stati di crisi

Abbiamo ricevuto questo articolo ben documentato sulla situazione dell’Ansa impegnata in una dura vertenza sindacale. Riteniamo cosa utile diffonderlo e rilanciarlo.

 

Cari colleghi economici,

vorrei condividere con voi un po’ di numeri che emergono dai bilanci della nostra azienda. Perdonatemi se vado un po’ lungo e la prendo un po’ larga.

L’esercizio 2017 si chiude per l’Ansa con una perdita di 4,9 milioni di euro dopo aver spesato costi straordinari di ristrutturazione per 6,1 milioni. Questi costi una tantum servono a pagare i prepensionamenti di una cinquantina di colleghi, riducendo in maniera importante e strutturale il costo del lavoro. “In assenza di tale stanziamento straordinario – si legge nel bilancio – l’esercizio 2017 avrebbe chiuso in utile pari a circa 1.100 mila euro. Infatti la crescita dei ricavi, dopo diversi esercizi di continue contrazioni degli stessi, e le ulteriori riduzioni sugli altri costi di produzione hanno permesso il miglioramento dei margini rispetto al precedente esercizio”. Già nel 2017, ci dicono i nostri amministratori, l’Ansa è un’azienda in grado di esprimere una redditività dignitosa: senza i costi per i prepensionamenti l’anno si sarebbe concluso in utile per 1,1 milioni. Nell’esercizio i ricavi sono saliti a 71,56 milioni (a fronte dei 71,089 milioni del 2016), di cui 9,9 milioni incassati dai soci in cambio dei servizi forniti loro.

L’Ansa che entra nel 2018 è dunque un’azienda già in equilibrio e che in più si appresta a registrare gli effetti positivi dei prepensionamenti sul costo del lavoro. E infatti, si legge nel bilancio 2018, “le voci del costo del Personale relative ai salari e stipendi e oneri sociali rilevano nel proprio complesso una diminuzione di euro 3.364 milioni rispetto all’esercizio precedente, principalmente per effetto del decremento del costo della componente giornalistica come effetto del piano di riorganizzazione aziendale che si è completato a dicembre 2018”.

L’utile di esercizio però, alla fine dell’anno, è di soli 900 mila euro. Buona parte del risparmio sul costo del lavoro viene infatti neutralizzato dal calo di 2,4 milioni dei ricavi, scesi da 71,6 a 69,2 milioni. Calo a cui contribuiscono i nostri soci: “Di questi (2,4 milioni, ndr), circa 0,6 milioni di euro sono imputabili all’ulteriore riduzione del comparto Media, sulla quale influiscono la riduzione delle tariffe dei Soci, come da nuovo Listino approvato dal Consiglio di Amministrazione nel marzo del 2016”. I ricavi da soci nel 2018 scendono, riporta il bilancio, da 9,9 a 9,2 milioni di euro.

Ma i nostri editori sono convinti che, come cantavano Morandi, Tozzi e Ruggeri, “si può dare di più”. Il 19 dicembre 2018, a distanza di tre mesi e mezzo dall’ingresso del nuovo amministratore delegato, il cda approva un nuovo listino soci che entra in vigore l’1 gennaio 2019 e, con esso, un nuovo sconto che non ha precedenti nella storia dell’agenzia. Lo ammettono gli stessi amministratori nel bilancio: “A causa del perdurare della crisi del settore editoriale, dall’inizio dell’esercizio è stata introdotta una significativa riduzione del listino per i canoni dei quotidiani soci dell’Agenzia e si è ampliata la domanda di prodotti pronti all’uso in stile ‘service giornalistico’ in grado di affiancare le complesse ristrutturazioni aziendali in atto”.

Il maxi-sconto fa scendere da 9,2 a 7,2 milioni i ricavi da soci, determinando il calo del fatturato aziendale da 69,2 a 67,7 milioni. Il bilancio chiude con un sostanziale pareggio (l’utile di 170 mila euro), grazie alla riduzione dei costi del personale e dei costi esterni di produzione (-1,4 milioni). Riduzione che permette anche di assorbire 900 mila euro di “oneri straordinari accantonati per il piano prepensionamenti” dei 48 poligrafici partito quest’anno.

Venendo ai conti della serva. Nel 2018 i soci si sono girati circa 700 mila euro. Nel 2019 altri due milioni. E quest’anno ci sarà un ulteriore sconto perché, si legge nel bilancio 2019, “i ricavi da soci subiranno un’ulteriore contrazione in conseguenza della riduzione del listino deliberata dal consiglio di amministrazione nella seduta del 19 dicembre 2019 (sempre il 19 dicembre!)”. Si è parlato di un milione di euro se non sbaglio.

Ricapitolando

2018: 700 mila euro

2019: 700 mila euro + 2 milioni

2020: 700 mila euro + 2 milioni + 1(?) milione

Totale: 7,1 milioni. A ciò si aggiunga che parte dei prepensionamenti dei 48 poligrafici (900 mila euro) che temevamo ci volessero far pagare quest’anno li abbiamo già pagati lo scorso anno.

In tutto fanno 8 milioni di euro. Considerato che il Covid ce ne dovrebbe costare 4-5…direi Ansa paziente zero

Ps: Nel triennio 2017-2019 i ricavi Ansa (al netto della componente dei soci) sono scesi dell’1,9%, da 61,66 a 60,5 milioni. Nello stesso periodo i ricavi Ansa da soci sono diminuiti del 27%, da 9,9 a 7,2 milioni.

Pss: Abbiamo spesso paragonato gli sconti a un dividendo ‘mascherato’ che i soci si staccano andando ad appropriarsi dell’attivo di bilancio generato a partire dal 2017 grazie al taglio del costo del lavoro. La realtà è peggiore: Il dividendo viene deliberato annualmente sulla base dei risultati: se l’annata è buona e l’azienda in salute, il dividendo è buono. Ma se l’anno dopo arriva il Covid i soci non incassano niente perché gli amministratori che improntano la loro azione ai principi di sana e prudente gestione si preoccupano di mettere fieno in cascina. Lo ‘sconto’ invece è per sempre. Si paga tutti gli anni. Anche quando c’è il Covid e i dividendi non li stacca più nessuno.

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