Il nuovo governo Inpgi alla prova dei fatti

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di Paolo Trombin, consigliere generale Inpgi

 

 

Sarebbe fuorviante pensare che la vicenda Inpgi sia una questione “tecnica” da affrontare con qualche piccolo aggiustamento da contrattare con il mondo della politica. Ormai questa vicenda è diventata la “questione Inpgi” perché come certe problematiche italiane si trascina da tempo e chi ha la responsabilità di gestire e risolvere il problema non vuole prendere atto della realtà. Il deficit dell’Inpgi è sotto gli occhi di tutti.

Lo sbilancio tra entrate e uscite è drammatico e crescente, le riforme sinora attuate non bastano, la gestione del patrimonio immobiliare non è stata performante e non ha sanato le difficoltà dell’istituto. In una situazione così drammatica l’unica soluzione è quella che abbiamo indicato nella campagna elettorale: l’Inpgi torni ad essere ente pubblico visto che gestisce la previdenza obbligatoria e nell’ambito delle garanzie pubbliche (quelle dell’Inps e dello Stato Sociale) venga trovata una soluzione al buco di bilancio prima che le conseguenze siano molto negativa per i giornalisti italiani. Spesso siamo accusati di fare “terrorismo psicologico” e di volere spaventare i colleghi per inseguire qualche poltrona nei vari organismi di categoria.

E’ il contrario. Proprio per evitare la dissoluzione della rappresentanza bisogna trovare una soluzione pubblica stabile e definitiva per il futuro delle pensioni dei giornalisti. Lo squilibrio dell’Inpgi rischia di diventare in senso figurato un bubbone (un grave danno, un pericolo sociale) che condiziona il futuro di tutti i giornalisti, giovani e anziani. Agli editori non importa nulla delle nostre pensioni e vedono nei prepensionamenti (una mazzata per l’istituto) la strada più comoda per ristrutturare senza nuovi investimenti. D’altra parte i colleghi vogliono i prepensionamenti per ottenere qualche “diritto acquisito” e vivere tranquillamente. Il “buco Inpgi” riduce al minimo il margine di manovra del sindacato che deve già fare i conti con pesanti richieste di tagli di stipendio e posti di lavoro che vengono dagli editori. Tranne che nei due grandi gruppi televisivi e in poche altre realtà, per ora.

Nello scenario più pericoloso manca solo qualche spregiudicato editore pronto a rigettare il contratto nazionale con tutto quello che ne consegue sugli istituti di categoria. E’ evidente che la garanzia pubblica sulle pensioni è il solo modo per tutelare i colleghi. Coloro che respingono questo percorso accusandoci di volere fare fallire l’Inpgi e tagliare le prestazioni del 30% fugge di fronte alle proprie storiche responsabilità nella gestione della previdenza dei giornalisti. Nel 1994 è stato un errore privatizzare la previdenza obbligatoria dei giornalisti sperando di essere più bravi dell’Inps.

Oggi le cose vanno male perché cresce il numero dei pensionati, calano i posti di lavoro, i redditi, i contributi versati e i giovani sono sottopagati. Pensare di risolvere questa grande crisi trasferendo (o meglio traducendo con l’aiuto della politica) all’interno dell’Inpgi i comunicatori che peraltro hanno redditi più bassi dei giornalisti non è un rimedio adeguato: serve una soluzione stabile e di lungo periodo. Dire che la difesa dell’attuale assetto dell’Inpgi coincide con la difesa dell’autonomia e della libertà dei giornalisti è fuorviante, ingannevole.

Abbiamo istituti che funzionano come l’Ordine, la Casagit, il Sindacato che si occupano della libertà e dell’autonomia dei giornalisti. E purtroppo un istituto di previdenza in rosso e con prospettive negative alla fine rischia di essere invece una minaccia per la categoria. Astuzie elettorali – lecite per carità ma si sa che l’astuzia è l’arma dei deboli di solito esibita davanti a un nemico e non ad altri colleghi – hanno trasformato la maggioranza relativa di chi ha vinto le elezioni in maggioranza blindata per evitare una gestione più collegiale dell’Inpgi. E’ stata ignorata la richiesta di partecipazione dei colleghi pensionati ed ex Fissa.

Nella prima seduta di insediamento del consiglio Inpgi il dibattito – su richiesta della maggioranza – è stato strozzato in interventi di pochi minuti. Segno che non c’è volontà di confronto. Quello che dobbiamo ai nostri elettori è una richiesta continua di trasparenza su atti e decisioni: ed è quello che faremo. Arrivare alla garanzia pubblica sulle pensioni dei giornalisti è il nostro obiettivo perché ogni intervento che lascia la previdenza nell’ambito di una Fondazione di diritto privato come è oggi l’Inpgi è pericoloso per l’intera categoria.

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