Tesserino elettronico per Ordine giornalisti? No, grazie. L’Europa non ce lo chiede.
di Francesca Filippi, consigliera nazionale Ordine dei giornalisti
“Ce lo chiede l’Europa” è una formula magica per convincere chiunque a fare qualsiasi cosa. Nel nostro caso è la presidenza del nuovo Consiglio Nazionale dell’Ordine dei Giornalisti che – alla prima seduta del 3 giugno scorso – ha affrontato la principale emergenza della professione giornalistica: il TESSERINO ELETTRONICO che si rinnova (e si paga) ogni anno.
Costo per ciascun iscritto all’Odg 115 euro all’anno: 100 euro per la quota di iscrizione e un minimo di 15 euro per le spese di spedizione a casa. Il motivo? “Il tesserino come lo conosciamo noi dal 3 agosto 2026 andrà in pensione e dovrà essere sostituito da una card elettronica, molto più bella e moderna – le parole del presidente del Cnog Carlo Bartoli – ce lo chiede l’Europa con una direttiva”. Falso!
“Il tesserino dei giornalisti – assicura Bartoli – sarà speciale”: è fatto di un materiale non riciclabile prodotto dal Poligrafico dello Stato, e “rende impossibile ogni tipo di contraffazione, un po’ come la Carta di identità” insiste Bartoli, secondo cui il tesserino 2.0 “diventerà un documento di riconoscimentio”. Falso!
Il fatto che la CIE abbia una validità di dieci anni, mentre il tesserino dei giornalisti scada dopo appena 365 giorni, al termine dei quali occorrerà buttare il vecchio e farne uno nuovo, con altri 15 euro (se va bene) a carico dei giornalisti, per la presidenza del Cnog è una quisquilia.
C’è poi un aspetto legato all’ambiente, e non di poco conto. Gli iscritti all’Ordine sono 103 mila, ogni anno – secondo le intenzioni della presidenza Cnog – finiranno in discarica 103 mila tessere in materiale non riciclabile. Secondo alcuni studi una tessera elettronica come quella che si vorrebbe far adottare ai giornalisti impiega circa 2000 anni per decomporsi nell’ambiente. Eh, ma “ce lo chiede l’Europa”.
La delibera verrà ridiscussa e votata al prossimo Consiglio Nazionale, in programma l’8, il 9 e il 10 luglio. Speriamo prevalga il buon senso, sebbene ci sia ben poco da sperare: durante la Consulta dei Consigli Regionali riunita lo scorso 27 giugno, a parte 2 pareri contrati, la maggior parte dei presidenti non ha mosso critiche.
Al prossimo Cnog non verrà, invece, votata un’altra delibera (la numero 66 del 2025) fondamentale per la nostra professione, talmente fondamentale che pur avendola presentata il 3 giugno nella prima giornata di riunione del Cnog, è stata subito ritirata: una casa a Roma per il presidente dell’Ordine – come è prassi – ma anche per il vicepresidente, il segretario e il tesoriere. Diversi consiglieri hanno manifestato forte perplessità: 1) si estende il ‘diritto’ a un appartamento a 4 cariche con evidente aumento delle spese; 2) il dispositivo può creare privilegi difficilmente cancellabili in futuro e sperequazioni varie; 3) non si intravede la necessità di un alloggio 12 mesi su 12 visto che ci sono anche pause estive, natalizie e festive in genere.
La delibera, ovviamente, non è passata. Per fortuna i 4 appartamenti per presidente, vicepresidente, tesoriere e segretaria non ce li ha chiesti l’Europa.