A Gaza muore la verità. La strage infinita anche dei giornalisti
di Antonio Moscatello portavoce Infofuturo
In guerra, si dice, la prima a morire è la verità. Anche a Gaza questo assunto è stato pienamente rispettato, ma con modalità inaudite e, francamente, inaccettabili.
Oggi, 25 agosto 2025, in un attacco contro un ospedale di Gaza City – sì, l’ennesimo ospedale – sono stati uccisi, tra i 20 che hanno perso la vita, altri cinque operatori dell’informazione: Hussam al-Masri (Reuters), Mohammad Salama (Al Jazeera), Mariam Abu Daqqa (freelance, AP), Ahmed Abu Aziz (freelance) e Moaz Abu Taha (NBC).
Siamo ormai a circa 200 giornalisti uccisi, una strage spiegabile soltanto con una deliberata strategia.
Israele continua a sostenere che i giornalisti presi di mira sarebbero membri di Hamas. Ma, intanto, dall’inizio dell’attacco – dopo l’atroce e inaccettabile strage del 7 ottobre perpetrata da Hamas – non consente a giornalisti stranieri di entrare nella Striscia di Gaza, evidentemente volendo canalizzare l’informazione solo attraverso i suoi canali ufficiali.
C’è di più, in un’evoluzione grottesca, se questo termine si può usare nel parlare di una tragedia enorme, organizza giri di propaganda a favore di “influencer” che, sfidando il ridicolo, sostengono nello stesso tempo che a Gaza è “piena di cibo” e che la carestia c’è, ma è colpa di Hamas.
Insomma, mentre si ammazzano i giornalisti divenuti target di guerra (neanche più l’ipocrita formula dei “danni collaterali” si usa), si organizzano gite per mini-star del web embedded e pronte a diffondere messaggi politici a comando, come se vendessero creme rassodanti.
I giornalisti presenti sul territorio sono l’unica fonte vera che possa rappresentare oggi la realtà sul campo, sia chiaro. Le immagini che sono riusciti a inviarci raccontano di una situazione apocalittica: un’area completamente rasa al suolo, attacchi continui, bambini uccisi e fatti morire di fame. I numeri dicono di oltre 60mila morti, un terzo circa bambini.
Poco conta che la notizia arrivi da fonti ufficiali gazawi, controllate da Hamas: non saranno confutabili finché Israele non consentirà a organizzazioni indipendenti – a partire dall’Onu – di fare il proprio lavoro nella Striscia di Gaza. E non permetterà ai giornalisti indipendenti delle testate internazionali di andar lì a raccontare ciò che vedono, come è sempre accaduto nelle guerre da quanto esiste una pubblica opinione, anche in quelle più sanguinose.