Assemblea informazione@futuro: non un bilancio di “componente”

pappagallo

Lazzaro Pappagallo punta subito al concreto. Consegna ai circa ottanta colleghi intervenuti all’assemblea di “Informazione@futuro” l’elenco delle “azioni svolte con successo” da Stampa romana e di quelle che dovrebbero realizzarsi prima della scadenza del mandato. Le voci sono numerose. Ci sono le lotte per salvare testate, bloccare comportamenti antisindacali o trattare in difesa di lavoratori minacciati di trasferimento coatto e ci sono proposte che possono dare nuovo vigore al sindacato, come la legge per le agenzie di stampa o le idee innovative in vista del nuovo contratto, senza tralasciare le iniziative che accrescono il ruolo di servizio e di formazione dell’Asr a favore dei giornalisti, per primi i precari. Certo –qualcuno osserva – accanto ai successi ci sono stati anche gli insuccessi ma l’impegno è stato comunque convinto e collegiale.

In definitiva, quello presentato dal segretario dell’Associazione non è un bilancio di “componente” ma il rendiconto di un’attività quasi sempre condivisa dall’intero direttivo dell’Associazione. Non è un particolare da buttar via. Ad ascoltarla bene, infatti, questa assemblea suona perfino insolita. Non capita spesso di ritrovarsi complessivamente “soddisfatti” per il lavoro compiuto. Una soddisfazione relativa – sia ben chiaro – perché il mondo giornalistico è sotto attacco, così come sotto attacco è il lavoro in quanto tale. Il bisogno di sindacato è più forte che nel passato – sottolinea un intervento – ma non è affatto scontato che esso sia in grado di soddisfarlo. La maggior parte dei colleghi sotto i 35 anni tira avanti con pagamenti da fame e finisce per non iscriversi neppure all’Associazione. Ma sono proprio queste difficoltà a far apprezzare le novità di metodo e di contenuto.

Esagerato forse parlare della Romana come di un think tank per i destini della categoria ma in fin dei conti l’azzardo non è mal posto se significa che l’Asr in questi anni ha provato a “pensare”. L’esplodere delle fake news smentisce l’idea che basti Internet per lasciare libero e democratico corso all’informazione diretta e che il mestiere di giornalista sia ormai da giurassici. Ma con il nuovo mondo, che magari non piace, bisogna fare i conti. Le poche offerte di lavoro in questo settore oggi riguardano ruoli da comunicatore per gruppi e aziende che sfuggono alla deontologia e alle regole del giornalismo. Il campo della comunicazione è disseminato di rischi, richiede la definizione di “punti di equilibrio”, ma è obbligatorio affrontarlo. Non è da eretici del professionismo.

D’altra parte, il “brutto che avanza” non tocca forse anche le agenzie di stampa, i cui bilanci dipendono sempre più dall’abbonamento di aziende sicuramente più interessate a fare notizia che a conoscere le notizie? Non è dunque indispensabile inventare forme, anche contrattuali, che facciano emergere le aree di sfruttamento, aboliscano i co.co.co e allarghino l’articolo 2, come ha proposto Stampa romana, o garantiscano la legge 150 negli enti pubblici? Bisogna lavorare d’intesa con l’Ordine – ricorda Gianni Montesano del Consiglio nazionale – a maggior ragione in questa fase di “autoriforma” di questo organismo pubblico che resta comunque essenziale per evitare la completa deregulation.

Tra proposta e risultati, quasi sempre, c’è di mezzo la politica – è il richiamo del portavoce di Informazione@futuro Roberto Monteforte. Ed è alla politica che si devono chiedere innovazioni legislative, come ha fatto il Sindacato su alcune materie, ad esempio per contrastare le querele temerarie e proteggere i giornalisti minacciati. Bisogna inoltre allargare le relazioni del sindacato con altri soggetti della società civile: sta avvenendo a Roma con le associazioni dei magistrati e dei medici.

Le varie opinioni suscitano confronto, nessun unanimismo, ma una riflessione vera, perfino sull’ ipotesi di reddito di cittadinanza o sugli istituti di categoria. Per i conti dell’Inpgi – spiega Elena Polidori – siamo al momento della verità e non possiamo sfuggire perché i colleghi contrattualizzati ex articolo 1 stanno scendendo verso i 15mila e con loro diminuiscono le risorse per le pensioni. “Dobbiamo parlare un linguaggio di verità su tutti i temi”, insiste Pappagallo, ma questo non significa ignorare i diritti dei giornalisti. Il Comitato ex fissa, che si è costituito per tutelare i pensionati che attendono da anni il pagamento di quell’istituto contrattuale e oggi sono chiamati ad accettarne il dimezzamento senza una garanzia per tutti, ha trovato ospitalità e interlocuzione a Stampa Romana, anche nei confronti della Fnsi. Lo ricorda Marina Sbardella che porta alla riunione di Informazione@futuro questo ulteriore problema che investe anche colleghi in attività. Il suo, come altri interventi, non è catalogabile tra quelli di “componente”. Ma appunto questo è lo spirito della riunione. E per una volta non si parla di incarichi e di posti. Non male.

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