Inpgi, una legge di sistema è improcrastinabile

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All’attenzione del governo che verrà il mondo dell’informazione ha il dovere di porre la questione della riforma del settore. La situazione dell’Inpgi, sintetizzata dalla presidente Marina Macelloni nell’ultimo Consiglio generale che il 24 aprile ha approvato il bilancio che si è chiuso con un disavanzo di gestione di di poco più di 100 milioni e una gestione previdenziale di -134 milioni segnala in modo macroscopico la criticità del momento.

Un momento che non è frutto del destino cinico e baro, ma della radicale destrutturazione del mondo del giornalismo: licenziamenti, stati di crisi, solidarietà, incertezze protratte sul versante del rinnovo di un contratto già povero rispetto al passato e che gli editori, a loro volta guidati dall’unico faro del taglio del costo del lavoro, puntano a falcidiare rispetto alle residue tutele di tipo retributivo e di qualità della professione giornalistica.

Le prestazioni aumentano, i contributi calano. Per pagare una pensione, oggi, e’ necessario che 3 giornalisti siano regolarmente retribuiti e con contribuzione Inpgi. E’ una divaricazione insostenibile, insomma, tra pensionati e attivi (che sono scesi a 15.011, dopo un’ulteriore perdita di di 865 unità).

L’unica soluzione per provare a invertire il corso delle cose, al di là di soluzioni legate all’interesse di altre casse a fare fronte comune, passa attraverso l’ampliamento della platea contributiva: e questo e’ realizzabile solo se si arriva a riconsiderare la nozione di attività giornalistica, fino a includervi figure un tempo non immaginabili. E’ un punto, questo, sul quale Informazione@futuro ha incentrato la propria linea sindacale e istituzionale nell’ambito dell’Associazione stampa romana guidata da Lazzaro Pappagallo. Che ha anche tenuto acceso il faro sulle incognite legate all’andamento della vendita del patrimonio immobiliare, sulle collegate preoccupazioni per la sostenibilità a lungo termine delle prestazioni e sugli scenari più negativi come l’eventualità paventata da alcuni del commissariamento, o interessanti, ma problematici, come l’accorpamento con altre casse, possibile soluzione per evitare un’ipotetica, ma penalizzante e tutta da contrattare, confluenza nell’Inps.

Come ha sottolineato la presidente Macelloni, di fronte alla crisi di un intero settore industriale come quello dell’editoria scosso alle fondamenta dalla rivoluzione digitale (che peraltro presenta un caso più unico che raro, in un settore di economia legale, di privilegi assoluti -in termini fiscali, raccolta pubblicitaria, proprietà intellettuale- lasciati crescere a favore dei pochi attori e beneficiari materiali della rivoluzione stessa) è improcrastinabile una legge di sistema. Appena si sarà insediato il nuovo governo e si saranno, di conseguenza, finalmente costituite le commissioni parlamentari, pensiamo sia interesse comune di tutta la categoria, come ha sottolineato la stessa presidente dell’Inpgi, porre la questione nelle sedi istituzionali. Secondo Informazione@futuro va fatto con una determinazione adeguata al rischio che si vuole scongiurare (la messa a repentaglio dell’istituto cardine dell’autonomia dei giornalisti) e all’orizzonte in cui si opera: la tutela del bene costituzionalmente sancito dell’informazione in un sistema democratico.

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