La Rai traballa e inciampa sulla sicurezza sul lavoro

Cavallo Rai mazzini

di Francesca Altieri Portavoce di Infofuturo per la Rai

 

 

 

Improvvisamente, con la Pandemia che investe l’Italia e buona parte del Mondo, tutti scoprono quanto sia importante la Sicurezza sul Lavoro.
Perché se muoiono o si ammalano i Lavoratori, l’Italia, il Mondo intero si fermano. E non c’è Pil, non c’è Spread che regga. Non c’è Troika dell’Unione Europea, che possa assolvere o condannare un Paese. Non c’è Austerity che possa rimediare, tagliando sprechi o abusi.

Improvvisamente, forse (?) lo sta capendo l’Unione Europea (ma a fatica…e non è detto). Lo ha capito il nostro Governo (in ritardo), lo hanno capito i Sindacati (non tutti), lo ha capito qualche Capo d’Azienda (troppo pochi).

E tra noi, Operatori dell’Informazione, tra le nostre Aziende Editoriali, chi lo ha capito veramente? Dopo la Sanità che, in prima linea in questa emergenza, traballa persino nelle Regioni più “etiche ed evolute”, è l’Informazione l’arma strategica in Italia, come ogni altro Paese, a dover fare il proprio lavoro: comunicare, interpretare, approfondire come stanno le cose. Soprattutto nel Servizio Pubblico che dovrebbe essere per Contratto di Servizio, Codice Etico, Norme Anticorruzione, Norme sulla Sicurezza sul Lavoro etc etc, ESEMPIO per tutti coloro che in questo Paese vivono, studiano e lavorano.

Ebbene traballa anch’Esso.

Traballa perché l’emergenza ci è arrivata addosso senza adeguata preparazione.

Traballa perché l’azienda (e il sindacato interno) non ci ha mai seriamente pensato.

Traballa perché la leva della formazione è stata trascurata. Considerata un trastullo, un fastidioso obbligo oggi sarebbe tornata molto utile se tutti i colleghi avessero avuto consapevolezza di tutti gli strumenti a disposizione per produrre notizie in remoto.

Oggi nel pieno del ciclone sotto la pressione dell’emergenza traballa perché alcune Testate del Servizio Pubblico ancora mettono i bastoni tra le ruote a coloro che, per evitare contagi, hanno scelto lo smart working e perché c’è una inconfessata riserva mentale sul controllo editoriale delle produzione.

Traballa perché le Direzioni di Testata e la Task Force approntata dal Servizio Pubblico ancora forniscono disposizioni contraddittorie su coloro che sono venuti a contatto con persone positive al virus.

Traballa perché dispositivi di sicurezza (guanti, mascherine, disinfettanti) fino a ieri non erano a disposizione di tutti coloro che lavorano per il Servizio Pubblico nelle sedi e all’esterno.

Traballa perché non sono state messe in campo misure ovvie addirittura banali come bloccare l’invito agli ospiti in studio, in larghissima misura politici, dimenticando che si sarebbero potuti collegare da casa con Skype.

Traballa perché alcune Sedi Regionali del Servizio Pubblico lavorano in ambienti inidonei alle disposizioni e alle norme di Sicurezza sul Lavoro, in particolare le ultime emanate per tutti dal Governo su mense e spazi comuni di lavoro, con la conseguenza che operatori, tecnici, giornalisti rischiano di contrarre o hanno già contratto il virus.

Traballa perché a molti colleghi inviati nelle zone a rischio l’Azienda di Servizio pubblico all’inizio ha detto che potevano rientrare in Sede. Ad altri invece ha detto invece di restare a casa in quarantena imposta e consigliata.

E traballa un Sindacato Interno che invece di preoccuparsi dei giornalisti e delle giornaliste, a partire dalla loro salute, dalla possibilità di continuare a svolgere il loro lavoro nelle sedi a cominciare da Saxa Rubra in condizione di massima sicurezza o“in remoto” per evitare di contagiare i colleghi o di essere contagiati a loro volta, invece di pressare l’Azienda per tutelarli e confortarli, butta “la palla in alto” senza consultare le redazioni e i comitati di redazione e pare concordare “organigrammi”, “nuove organizzazioni del lavoro”.

Già pensa al domani? A quando, crede lui, potrà a proprio vantaggio sistemare le cose sue e quelle dei suoi amici stretti?

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