Concorso Rai: aveva ragione Carlo Verna

Cavallo Rai mazzini

di Umberto Avallone

C’era una volta un giornalista, hai presente i free lance? Quelli che si arrangiano tra pezzulli venduti a cottimo e uffici stampa raccattati un po’ dappertutto? Esatto proprio uno così. Finalmente riesce a fare l’esame da professionista, ma soldi per iscriversi all’albo non ne ha. In fondo non crede più nel futuro, un’assunzione è solo un miraggio, ha bisogno di denaro e tira avanti come può. 

E poi c’è una collega assunta con un art.36 in un giornale. Uno di quelli che rischia di chiudere. Ha superato l’esame di idoneità professionale ma non può iscriversi all’Albo dei Professionisti perché l’art. 36 è riservato ai pubblicisti. Se si iscrivesse sarebbe licenziata dal suo giornale. 

Poi arriva la notizia del concorso in Rai.

Per tutti e due un sogno.

Entrambi hanno superato l’esame, ma non sono ancora iscritti all’albo dei Professionisti e allora chiedono lumi all’Ordine dei Giornalisti. L’Ordine ritiene che ad essere abilitante è l’esame, non l’iscrizione e chiede alla Rai l’ammissione per i colleghi. Ma l’Usigrai insorge, scambio di lettere infuocato e i due colleghi il concorso non lo fanno. Anzi, l’assemblea dei CdR Usigrai vota una mozione di censura al presidente dell’Ordine Carlo Verna per aver sostenuto che i due colleghi potevano partecipare al concorso. 

Tempo dopo il Consiglio di Stato emette  una sentenza e spiega, una volta per tutte, che ad abilitare alla professione ordinistica non è l’iscrizione all’Albo, ma l’aver sostenuto l’esame di abilitazione professionale. 

In sintesi, avevano vinto le competenze del Presidente dell’Ordine e il sindacato aveva torto. Proprio l’organismo che deve tutelare i diritti ed i lavoratori. invece per sterili polemiche interne e “sentimento di lesa Maestà” aveva allegramente sacrificato le “figure deboli” senza pensarci due volte.

Quella mozione dei CdR andrebbe rimessa ai voti, questa volta fornendo le informazioni corrette. In caso contrario la dialettica sindacale sarebbe ridotta a mera pantomima rituale e i colleghi dei cdr verrebbero trattati, ancora una volta, come “omini statistici”, quelle sagome grigie , tutte uguali, che rappresentano solo i numeri del consenso, ai quali si nega il diritto fondamentale di avere un’identità, un’opinione e persino un’anima.

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