Garanzia pubblica per Inpgi: noi l’avevamo detto

Noi siamo persone eleganti e non usiamo formule volgari come: “Noi l’avevamo detto”.
Però…noi l’avevamo detto.
Avevamo detto che l’unica via percorribile per salvare l’agonizzante Inpgi era quella della garanzia pubblica, quella di una convergenza nel più ampio fiume della previdenza pubblica dei nostri contributi e delle nostre pensioni.


L’avevamo detto, perché le fantasiose formule d’ingegneria previdenziale presentate da altri pezzi del nostro sindacato si erano dimostrate velleitarie. C’era chi ci accusava di “illudere i colleghi di poter ottenere la garanzia pubblica”, mentre nel laboratorio del Dottor Frankenstein, tra gli alambicchi, si preparava una nuova, improbabile creatura: deportazione delle posizioni dei comunicatori prima, dei grafici e poligrafici poi; e, ancora taglio quinquennale alle retribuzioni …et voilà.


La bozza in manovra prevede dal 10 luglio 2022 il passaggio in Inps della funzione previdenziale Inpgi in regime di sostitutività della previdenza obbligatoria. Come ha dichiarato il presidente dell’Ordine dei giornalisti, si tratta una “scintilla di bene comune innescata”. Perché diventi concreto, però, c’è bisogno di attenzione, di cura, di una capacità negoziale che si basi su dati di realtà, non sulla difesa a oltranza di posizioni indifendibili. Non sul veleno sputato contro chi ha semplicemente guardato con realismo all’unica soluzione sensata per la crisi dell’Inpgi. La quale crisi, poi, sarebbe interessante analizzare per capire quando, dove, come e perché si è prodotta.
Bisognerà ora vigilare che ciò che c’è di buono in termini di mantenimento del trattamento per i pensionati e per gli attivi rimanga e per migliorare, laddove possibile, quanto è migliorabile in quella bozza. E’ un lavoro che può dare dei frutti se viene svolto avendo a cuore il presente e il futuro dei colleghi, senza farsi ammaliare da posizioni velleitarie e populiste.


Collegare l’Articolo 21 della Costituzione al mantenimento in vita di questa Inpgi è, oggi, miope. Semmai vivere in una situazione d’incertezza rispetto al futuro: quello sì che rende fragile e ricattabile la categoria. D’altronde, per difendere i giornalisti dalle invasioni della politica c’è un apparato normativo, a livello di codici e di disciplina ordinistica, che andrebbe vivificato, rafforzato e concretamente applicato. Perché un problema di autonomia, di libertà dell’informazione in Italia c’è e andrebbe affrontato in maniera seria e decisa.


Tuttavia, per quanto riguarda l’Inpgi, noi riteniamo oggi più che mai che sia molto più utile a garantire l’autonomia dei giornalisti il fatto che vengano stabilite garanzie e certezze sul loro futuro previdenziale. E lo diciamo senza il livore, senza i vergognosi attacchi personali, senza l’utilizzo di una fantasiosa aggettivazione (“fegatoso” è il “petaloso” dei poveri di spirito), senza il patetico trionfalismo di chi si attribuisce il merito di chi dice di aver evitato il “commissariamento” – commissariare cosa? l’Inps? – che leggiamo in diversi commenti provenienti da altre componenti sindacali, ma con lo spirito di chi ritiene che una transizione di questo tipo debba avere una sola bussola: il bene dei colleghi, pensionati e attivi.

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