Riforma Ordine: Dalla parte dei più deboli

di Roberto Monteforte candidato di Riforma@&Dignità per il Consiglio regionale dei giornalisti del Lazio

Siamo vicini al ballottaggio.  Il 3 e 4 novembre si parte con il voto elettronico – questa volta molto più semplice – e domenica 7 si andrà al seggio: l’appuntamento è al Circolo di Montecitorio dalle ore 10 alle 18. Sarà un voto per cambiare davvero, per avere un Ordine che sia “casa di vetro” per tutti i giornalisti e le giornaliste. Che li sappia rappresentare e tutelare nella loro dignità e autonomia nella crisi profonda che vive la professione. 

E’ questo l’impegno preciso dei candidati di Riforma&Dignità.  Intanto ottenere l’approvazione della Riforma dell’Ordine che ridisegni le coordinate del nostro lavoro alle nuove competenze dell’era digitale, ne ridefinisca la platea e apra l’Albo alle nuove professionalità. Ma a chi fa informazione, quella vera, certificata e verificata, sottoposta ai vincoli deontologici che tutelano i soggetti socialmente deboli.  Altro che abolizione dell’Ordine. La sua funzione a tutela della “buona informazione” per i cittadini è sempre più centrale nell’era dei social e del digitale, con fake news che viaggiano senza controllo e troppo spesso fomentano insicurezza e paure per manipolare l’opinione pubblica.

La buona informazione la fanno i giornalisti professionisti o pubblicisti quando possono lavorare con dignità, in autonomia e libertà. Queste non devono restare solo slogan buoni per ogni occasione e poi riposti nel cassetto. Devono rappresentare obiettivi precisi da raggiungere e tutele da garantire con coraggio e concretezza a tutti i colleghi e le colleghe, anche a chi è fuori dalle redazioni e dalle tutele sindacali. Questa è la nostra sfida. Ma dipende dal voto.  Si sceglie tra il vecchio, magari solo abbellito, e il nuovo. Bisogna tener conto della realtà in trasformazione e affrontarla.  L’Ordine è un organismo pubblico della categoria che risponde alla legge e che è interlocutore privilegiato del legislatore sui nodi dell’informazione e della condizione del giornalista. Molti sono attualmente i temi sul tavolo, tutti centrali e da affrontare con urgenza.

Li accantono volutamente per porne uno in particolare: la condizione sempre più “precaria” di chi fa informazione. Senza aspettare la Riforma che si spera arrivi presto, cosa può fare il Consiglio regionale dell’Ordine a tutela dei colleghi che la crisi della pandemia ha reso ancora più “precari”? Quali servizi può fornire e quali azioni può attivare a loro tutela? Vale molto l’esperienza maturata da Carlo Picozza, candidato a presidente del Consiglio dell’Ordine regionale del Lazio, in tanti anni di attività e generoso ascolto al secondo piano della Torretta. Ma si può far tesoro anche di quanto ha realizzato e offerto Stampa Romana con il segretario Lazzaro Pappagallo, impegnata concretamente a fianco ai colleghi in particolare in questi anni di pandemia, assicurando dall’alta formazione ai new media a borse consistenti per i colleghi in difficoltà, al patrocinio gratuito. Noi di Riforma&Dignità proponiamo non chiacchere ma un pacchetto di misure “solidali” come “l’indicatore di equità dei compensi minimi”, indispensabile per porre fine allo scandalo degli 8 euro a pezzo, quindi il “patrocinio legale gratuito” e “un’assicurazione collettiva contro le querele intimidatorie” che offrirebbe copertura e serenità ai colleghi. Ma non basta. Gli effetti della crisi e la mancanza di lavoro sono stati così pesanti da richiedere anche l’apertura di “uno sportello amico per l’ascolto”, per raccogliere con discrezione e competenza le richieste di aiuto dei colleghi.  E’ solidale anche non chiedere ad un collega in condizione di vera indigenza e disoccupato il pagamento dell’intera quota annuale d’iscrizione o rivedere la quota d’ingresso per i giovani colleghi ora fissata a  5mila euro.  Ma non c’è solo questo. Vi è il lavoro abusivo e lo sfruttamento dei colleghi che va contrastato in sintonia con l’azione del sindacato sul territorio.

Questo è la nostra sfida: un Ordine non più apparato burocratico a tutela del passato, ma organismo vivo, partecipato e trasparente che definisce la cornice delle tutele della professione nell’era digitale e dell’intelligenza artificiale, che è già il presente.

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