Newsmediaset in TgCom: la redazione unica senza identità.

di Ida Molaro

In questi anni il nostro mondo è cambiato radicalmente. Quello Mediaset –dove la logica di mercato ha quasi sempre guidato le scelte strategiche – forse anche più velocemente degli altri.

Leggendo chat, articoli di giornale e qualche tweet mi accorgo che all’esterno questa radicale trasformazione – che ha subìto un’accelerazione negli ultimi tre anni – non è stata percepita a sufficienza.

Provo, dunque, a spiegare alcuni passaggi.

Tgcom esiste più o meno dal 2001 come Testata on line ma viene letteralmente “rispolverata” da Mario Giordano cui viene affidato il compito di riorganizzare radicalmente le redazioni Mediaset lasciando fuori il Tg5 i cui ottimi risultati non avrebbero dovuto subìre contraccolpi da cambiamenti così rivoluzionari.

Giordano struttura allora Newsmediaset , alias quell’unità produttiva redazionale regolamentata dall’ultimo contratto giornalistico che avrebbe dovuto tagliare i costi (un’unica troupe per seguire conferenze stampa o trasferte istituzionali) producendo materiale da mettere a disposizione di tutte le Testate Mediaset e al tempo stesso alimentare Tgcom che oltre al sito si è evoluto in canale allnews. Un contenitore – Newsmediaset – che avrebbe dovuto anche ideare nuovi programmi e acquisire nuove Testate (come accaduto via via con le radio).

In altre parole una REDAZIONE UNICA assai flessibile in grado di produrre per le diverse piattaforme. Stessa forza lavoro, moltiplicati i prodotti. Sulla carta, il futuro.

Sul perché il progetto non solo non si sia mai realizzato pienamente, ma anzi sia stato modificato pezzo su pezzo fino a storpiarlo, bisognerebbe entrare nelle dinamiche di potere interne ad un’Azienda labirintica.

Siamo finiti così in una palude di decisioni mancate, passi indietro e bracci di ferro tra direzioni che hanno sacrificato il prodotto giornalistico. 

Da qui inizia la fase due: un contenitore così grande (negli anni sono state accorpate anche le redazioni sport e radiofoniche) che si riduce di fatto a fornire servizi per le 4 edizioni quotidiane di Studio Aperto e Tg4 (che tra l’altro al mattino sono perfette fotocopie) non ha senso e bisogna smaltire il personale.

E’ stato Lazzaro Pappagallo per primo a definire il trasferimento a Milanodelle redazioni cronaca, sport ed esteri quali “licenziamenti mascherati” facendo imbufalire tanto l’Azienda quanto Guido Besana che da anni siede al tavolo delle trattative nella duplice veste di dipendente e di delegato della Fnsi (sorvolo sul certificato medico inviatoci da Lorusso cui l’assemblea dei giornalisti aveva chiesto di guidare la trattativa per sollevare Besana dal conflitto di interessi). 

Tra mobbing, pressioni, logoramenti e dolorose assemblee, i trasferimenti si concretizzano con grande delusione di quella parte di Azienda che puntava sulle dimissioni in massa dei colleghi “deportati”.

Fallita la linea dura, dopo la lunga pausa imposta dal covid, si torna alla carica con quella “morbida”: 45 tra prepensionamenti e fuori uscite volontarie da realizzare in tre anni; un unico studio con tre corner da cui mandare in onda Tgcom, Studio Aperto e Tg4 in sequenza abbattendo così i costi di produzione ma anche il numero della line dedicata (ad oggi ogni Tg ha i suoi caporedattori che si occupano delle edizioni specifiche. Con questo sistema, i turni di lavoro diventano due – mattina e pomeriggio – con un’unica line per le tre edizioni ). 

Annunciate anche 15 assunzioni in 3 anni che serviranno a regolarizzare parte dei precari storici che gravano soprattutto su Videonews, la Testata che realizza i programmi e che – si legge nelle pieghe dell’accordo – dovrebbe assorbire anche qualche collega Newsmediaset .

L’accordo è stato presentato alla nostra assemblea già firmato dal Cdr – che si è guardato bene da avvertire i colleghi prima di sottoscriverlo e men che mai Stampa Romana vissuta come un fastidioso intralcio alla volontà aziendale – e dall’Azienda che negli anni ha capito che se non vuoi perdere tempo in trattative, allora è meglio “allevare” il sindacatoall’interno ( e qui si aprirebbero volumi interi sulla partecipazione attiva dei giornalisti alle vicende che li riguardano in prima persona).

Obiettivo finale, dichiarato da Pier Silvio Berlusconi tre anni fa all’assemblea degli azionisti, è di arrivare per altra via a quella REDAZIONE UNICA targata Tgcom- che nel frattempo dovrà affrontare anche la sfida del canale europeo – avviata ormai 10 anni fa.

Fa eccezione il Tg5 che, insieme alla rete, rimarrebbe l’unica Testata “in chiaro” con un organico dedicato.

In ballo per noi stavolta ci sono davvero i posti di lavoro la cui tenuta dipenderà dalla capacità di immaginare sul serio un prodotto nuovo. Perché passi che lo stesso giornalista sia in grado di mutuare ed adattare lo stesso pezzo su diverse piattaforme e di raggiungere target diversi, ma solo se questo significhi affrontare la sfida della modernizzazione. E non si trasformi piuttosto nella prassi che una sola unità produttiva possa essere una e trina.

Ma su questo, mi fa male dirlo, il nostro sindacato interno ha da temporinunciato a ragionare, preferendo limitarsi al ruolo di stenografo delle comunicazioni aziendali.

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