ORDINE DEL LAZIO, SE IL BUONGIORNO SI VEDE DAL MATTINO

di Carlo Picozza, Gianni Dragoni, Pietro Suber

Non sono buoni i segnali che arrivano dopo le prime riunioni del Consiglio dell’Ordine dei giornalisti del Lazio che si è insediato all’inizio di novembre 2021 ed è ora alla prova di scelte cruciali per adempiere al compito di fornire, in piena trasparenza, i servizi agli iscritti: dall’assegnazione delle deleghe di lavoro, a quella per la Formazione alle Pari opportunità di genere, ad altre, fino alla trasparenza delle informazioni sui compensi e sui bilanci.Care colleghe e cari colleghi la nostra lista Riforma & Dignità è stata la più votata tra i professionisti nel Lazio (52% delle preferenze dei consiglieri eletti tra i professionisti), ma è stata costretta all’opposizione per il patto di ferro tra la lista della maggioranza uscente sostenuta da Controcorrente e gli eletti dei pubblicisti della lista Gino Falleri 2.0.

Con tempestività, noi tre eletti consiglieri di Riforma & Dignità abbiamo subito posto, in modo argomentato e costruttivo, le esigenze più importanti per una categoria fortemente segnata dalla crisi indotta dalle scelte degli editori e dalla rivoluzione tecnologica in atto. Le risposte della maggioranza sono ancora del tutto insoddisfacenti.

La prova della trasparenza

La trasparenza è un punto chiave del programma di Riforma & Dignità, che noi tre consiglieri abbiamo subito messo sul tavolo con richieste documentate. Ad oggi però non abbiamo ancora ricevuto risposte adeguate. Ma continuiamo a batterci. Nel programma elettorale abbiamo sottolineato come il sito dell’Ordine sia insufficiente e disorganizzato, sia per la carenza di informazioni in generale sia per la grave mancanza di doverose informazioni sulla trasparenza contabile e amministrativa, nonostante siano obbligatorie per legge in un ente pubblico qual è l’Ordine dei giornalisti. Abbiamo chiesto al presidente Guido D’Ubaldo, per la prima volta con una formale Pec inviata il 28 novembre, “di porre in discussione senza indugio il tema della trasparenza dell’Ordine e del sito”. Abbiamo fatto notare, a mero titolo d’esempio, che “nella sezione Amministrazione trasparente del sito non sono pubblicati i compensi individuali, nominativi, versati dall’Ordine ai consiglieri (secondo il bilancio nell’aggregato sono oltre 80mila euro nel 2020), revisori dei conti, componenti del consiglio di disciplina, eventuali consulenti, con distinzione tra compensi e rimborsi spese”. Abbiamo chiesto “che siano disponibili e facilmente accessibili i bilanci dell’Ordine, del 2020 e degli anni precedenti, senza dover fare tortuose navigazioni”. Le cifre sono significative: il bilancio 2020 ha entrate nette per 1,287 milioni di euro, costituite per il 73% dalle quote pagate dagli iscritti (meno la parte che va al Consiglio nazionale). Le spese sono all’incirca la stessa cifra, resta un avanzo di 11.901 euro. E a fine esercizio ci sono disponibilità liquide per 1,2 milioni.

I compensi

Se consultate il sito non troverete nessuno dei dati che abbiamo richiesto. Il nostro obiettivo è anche contenere le spese per i compensi. Fin dal 28 novembre abbiamo chiesto di ricevere copia del “regolamento contabile” dell’Ordine nel quale sono indicati i compensi previsti per le cariche. Il documento ci è stato fornito, dopo reiterate richieste, solo il 10 gennaio scorso, dopo che il presidente ha sottoposto al consiglio un nuovo regolamento contabile. Questo ritardo non ci ha consentito di valutare a fondo le proposte sui compensi.Abbiamo scoperto sul sito un comunicato esilarante del 20 novembre 2017 che dice: “Nella riunione del 16 novembre 2017, il Consiglio ha approvato a maggioranza il nuovo regolamento contabile con il quale si prevedono i nuovi emolumenti dei consiglieri. Inoltre è stato deciso all’unanimità di inviare all’Ordine nazionale un suggerimento secondo cui non si debbano prendere provvedimenti inadeguati nei confronti dei colleghi che ancora non si sono messi in regola con i crediti previsti dall’aggiornamento professionale. Riguardo la legge sulla trasparenza, nei prossimi giorni pubblicheremo i compensi dei consiglieri stabiliti dal nuovo regolamento”. Ebbene, sono trascorsi 1.518 giorni da quel comunicato, fatto dal Consiglio precedente, presieduto da Paola Spadari, oggi segretaria dell’Ordine nazionale, mentre il tesoriere dell’Ordine regionale è sempre Marco Conti. E ancora i compensi non sono stati pubblicati sul sito!

Il no ai revisori in Consiglio

Un’altra richiesta disattesa è quella delle tre revisore dei conti di poter partecipare, come mere uditrici, alle riunioni del Consiglio, come avviene in base a una precisa norma di legge per il Consiglio nazionale, per conoscere meglio il funzionamento e poter così meglio esercitare la funzione di controllo. Il presidente D’Ubaldo ha respinto la richiesta. Anche noi lo abbiamo chiesto e insisteremo anche in futuro. D’Ubaldo ci ha ripetuto più volte che nell’Ordine regionale “non si è mai fatto”, ma non è vero, in passato ci sono stati alcuni casi di sindaci ammessi alle sedute consiliari. Non ci sono norme che lo vietino. Altri ordini regionali ammettono i revisori. D’Ubaldo ci ha detto di aver chiesto un parere legale che avvalorerebbe il suo diniego. Gli abbiamo chiesto di fornircelo, non lo abbiamo avuto.

Le nomine del Consiglio di disciplina

Altro tema caldo le nomine del Consiglio di disciplina territoriale. Siamo in attesa di conoscere l’ufficializzazione delle nomine dei componenti di questo organismo, il braccio giurisdizionale del Consiglio dell’Ordine. C’è stata molta tensione nel Consiglio del 13 dicembre nel quale è stata definita la lista dei candidati da sottoporre al presidente del Tribunale di Roma, al quale spetta fare le nomine. Vanno segnalati 18 candidati per nove posti di consiglieri effettivi (sei professionisti e tre pubblicisti) e altrettanti supplenti. Anche su questo abbiamo chiesto un cambio di passo, di fare insieme in Consiglio una valutazione sulla qualità di tutti i candidati, richiesta subito respinta. La maggioranza che voleva l’en plein dei suoi, con una logica spartitoria ha infilato nella lista anche diversi suoi rappresentanti già bocciati nelle recenti elezioni, lasciando al massimo uno strapuntino per Riforma & Dignità. Abbiamo insistito per avere spazio in un organo di garanzia che svolge un ruolo istituzionale. L’obiettivo era avere almeno tre professionisti indicati da noi tra gli effettivi e altrettanti tra i supplenti, la maggioranza ha accettato solo due posti tra gli effettivi e due supplenti.

Il caso Pizzuto

La seduta è diventata incandescente per la proposta di D’Ubaldo e della maggioranza di candidare Maurizio Pizzuto, coordinatore del gruppo Gino Falleri 2.0 (insieme ai pubblicisti Roberto Rossi e Maurizio Lozzi, eletti nel Consiglio, grandi sostenitori della candidatura). Abbiamo espresso la netta contrarietà a questa scelta per motivi di onorabilità, chiedendo di verificare nel fascicolo di Pizzuto se diversi anni fa gli fosse stata inflitta, come ci risultava, la sanzione della sospensione dall’esercizio della professione per 12 mesi. Dietro le nostre insistenze il presidente D’Ubaldo ha letto il provvedimento emesso dal Consiglio regionale del Lazio nel 2008, con il quale Pizzuto è stato sospeso per 12 mesi per aver tenuto una condotta e un comportamento che “hanno nuociuto non poco all’immagine” dell’Ordine e avrebbe potuto recare “un danno economico in itinere”. Secondo il provvedimento sanzionatorio Pizzuto aveva affidato a una signora, che risultava non svolgere alcuna attività, l’incarico di trovare la sala per il premio Corso Bovio, dandole un incarico senza autorizzazione del presidente, con lettera su carta intestata dell’Ordine ma con logo più grande di quello ufficiale (quindi si suppone falsificato….), emessa in una data (6 agosto) in cui gli uffici dell’Ordine erano chiusi. Pizzuto, d’altra parte, non ha mai fatto ricorso contro la sanzione al Consiglio nazionale accettandone di fatto il dispositivo.Il presidente D’Ubaldo e la maggioranza hanno insistito per candidare Pizzuto, affermando che in base al Regolamento Pizzuto sarebbe eleggibile “perché la sanzione risale a più di dieci anni fa”, mentre il Regolamento, tra i requisiti, indica al punto 4.c l’“assenza negli ultimi dieci anni di sanzioni disciplinari, anche non definitive, ex art. 52, Legge 69/1963”. Abbiamo ugualmente tenuto ferma la nostra contrarietà, ritenendo grave la sanzione e inopportuna questa nomina, ma D’Ubaldo e la maggioranza hanno voluto confermare la candidatura di Pizzuto. L’indomani, in seguito a segnalazioni giunte da chi ha letto meglio il Regolamento, è emerso che l’articolo 52 invocato dalla maggioranza riguarda solo la sanzione dell’avvertimento, la più lieve, mentre per le altre (censura, sospensione, radiazione) si richiede l’“assenza di sanzioni disciplinari, anche non definitive, ex artt. 53, 54, 55 Legge 69/1963”. La sospensione è prevista dall’art. 54. Così D’Ubaldo ha dovuto cancellare Pizzuto dalla lista poche ore prima di consegnarla al presidente del Tribunale. Con chi l’ha sostituito? Con un altro rappresentante della maggioranza, uno dei candidati non eletti al Consiglio.

Le deleghe

Altra seduta movimentata quella del 13 gennaio scorso in cui il presidente ha proposto l’attribuzione delle deleghe di lavoro, ai consiglieri e ad esterni. La proposta di D’Ubaldo prevede una frantumazione di alcune deleghe (in particolare la Formazione, per la quale non ci sarebbe più un unico responsabile ma un Comitato di 4 persone ) e la moltiplicazione degli incarichi e dei compensi. Diverse proposte non ci trovano d’accordo, nel metodo e neppure nel merito, su incarichi strategici per i servizi da fornire agli iscritti. Ci preoccupa anche il costo che la dispersione delle deleghe potrebbe comportare. La discussione è stata rimandata a una prossima seduta.

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