Uspi: una sconfitta annunciata

di Lazzaro Pappagallo – Segretario Associazione Stampa Romana 

 

 

Nel grande salone della Fnsi l’atmosfera era rarefatta.
Si esaminavano con la abituale vivacità gli ultimi stati di crisi delle aziende.
A un certo punto qualcuno iniziò dal microfono ad argomentare così: “Le aziende Uspi meritano un contratto di lavoro. Dobbiamo affrontare il digitale nascente. Dobbiamo riconoscere dignità contrattuale a quel mondo. Dobbiamo favorire l’emersione del lavoro in quel settore, assicurando tutele e garanzie ai colleghi”.

A me (e non solo a me) sembrava una forzatura.

Qualche mese prima avevamo limato l’accordo contrattuale Uspi/Fnsi cercando di definirne meglio il perimetro di applicazione sul piano territoriale in vista dell’apertura al digitale.
Uspi non era più solo stampa periodica, stava diventando anche una delle associazioni rappresentative delle nuove aziende sul digitale.

I ragionamenti sulla riscrittura in sede federale dell’Uspi si susseguirono con una certa rapidità.
Al contratto Uspi di volta in volta si assegnava il compito di affiancare il contratto di lavoro principale il Fieg/Fnsi (quest’ultimo non più adatto per il suo costo a rappresentare la categoria!!!) e addirittura di risollevare le sorti tremebonde e traballanti dell’Inpgi.

Questo improvviso attivismo contrattuale si concretizzò in un testo che a malapena le associazioni territoriali discussero nei loro organismi (commissione contratto e direttivo per stampa romana) fino alla riunione finale in Fnsi che ne decretò le ultime limature e la firma.

La marcia a tappe forzate scavalcò le obiezioni che anche Stampa Romana aveva avanzato.
Nessuno, tantomeno noi, rifiutava di normare il settore, con la dignità contrattuale che meritava.
Se l’orizzonte del giornalismo è digitale, sottrarci al compito di agire in quel campo contrattualmente era ed è da ignavi. Da qui anche il semaforo verde di Stampa Romana.

Il problema era COME FARLO.

Non era un settore nuovo e vergine. Le aziende Fieg avevano e hanno redazioni e investimenti importanti sul web.
E non si poteva costruire un contratto che costasse un terzo in meno del Fieg per i redattori.
Era evidente il rischio di dumping contrattuale.
Dovevano allora essere definiti i confini per non far incrociare i due mondi, salvando entrambi i contratti.

Si poteva lavorare sul giro d’affari, escludendo le aziende che fatturavano più di un milione di euro; si poteva lavorare sulla dimensione redazionale, escludendo le aziende che avevano più di 10 contratti di lavoro uspi subordinati; si poteva lavorare, come era nell’accordo contrattuale, sulla dimensione locale con limite regionale per diffusione (1 sola regione).
Questi limiti non furono inseriti.
Fu richiamata solo la territorialità delle notizie ma fu esclusa per le Onlus. In pratica la ragione sociale costituiva titolo per l’applicazione del contratto.

Con queste premesse il contratto Uspi fu applicato per Citynews, network multiregionale dal fatturato già allora di diversi milioni di euro. Fu applicato Uspi a Fanpage che vantava sì molti collaboratori ma aveva al suo interno anche contratti Fieg. Fu applicato Uspi a Open, l’iniziativa editoriale di Enrico Mentana, perchè il direttore de La7 aveva costituito una onlus. In quest’ultimo caso ci fu anche l’autorizzazione dell’ apposita commissione paritetica con membri della Fnsi per applicare l’Uspi a Open.
Peccato che Open avesse come concessionario pubblicitario Cairo, cioè il principale editore italiano Fieg….

Con queste premesse si sperava che almeno il bilancio in termini di recupero contrattuale, di lavoro subordinato, fosse rilevante.
Le stime Inpgi oscillano tra 300 e 500 contratti.
Un numero che si può guardare come deludente o accettabile a seconda dell’ambizione che si scaricava sul terzo contratto di lavoro.
Certamente era un errore/orrore non aver trasformato i vecchi accordi contrattuali in contratti di lavoro. Con il risultato che chi era stato assunto nel 2018 aveva più diritti degli assunti nel 2010.

A fronte di queste evidenti criticità e della pressione della Fieg su Fnsi per togliere di mezzo questo pericoloso intruso, si potevano scegliere diverse strade.
La più lineare era aprire in fase di rinnovo del contratto Uspi (due anni la vigenza) una piattaforma per fissare i paletti, strappare migliori condizioni contrattuali, stracciare l’accordo contrattuale.

Si è scelto nel novembre 2019 invece di disdettare il contratto.

Nell’ordine del giorno di quella giunta con le associazioni la disdetta del contratto non compariva. Il contratto fu disdettato, discutendone nelle varie ed eventuali.

Si iniziava con questo plateale gioco a nascondino un sostanziale disinteresse per Uspi e di trasbordo del contratto su un binario morto. Con conseguenze sugli assetti della Fnsi, vedi l’abbandono della maggioranza da parte del segretario del sindacato calabrese Carlo Parisi, autore in sostanza del contratto sul lato sindacale.

Oggi dopo 10 mesi il contratto, leggermente migliorato, è vivo ma è firmato da Uspi con Cisal, un sindacato autonomo. Per la prima volta un altro sindacato in modo esplicito firma qualcosa con una organizzazione datoriale di aziende editoriali. Poi in modo tartufesco non si fa riferimento nel testo al contratto ma a un “Protocollo di intesa per la regolamentazione dei rapporti di lavoro ecc ecc “.

Con la Cisal, Francesco Cavallaro, e il suo segretario la Fnsi aveva firmato tre anni fa un patto di alleanza ora revocato.

L’operazione è certamente avventurista e spregiudicata ed è da condannare con decisione perchè scardina l’unità sindacale nella sua rappresentanza negoziale della categoria, il compito più importante di qualsiasi sindacato.

Non possiamo però non rilevare che, come accade ovunque, gli spazi vuoti si colmano, che era sorprendente immaginare che Uspi sarebbe rimasta ferma al palo in attesa delle (in)determinazioni della Fnsi, e che soprattutto poco o nulla era stato fatto per coinvolgere i colleghi direttamente interessati dalla “rilavorazione” o dalla “manutenzione” dell’Uspi.

Di questi gravi errori si dovrà tener conto se si aprono interlocuzioni con altre associazioni datoriali rappresentative di quel mondo, così come bisognerà trattare con loro condizioni migliorative (molto migliorative) del vecchio Uspi.

L’effetto dumping è sempre in agguato, incluso l’amaro calice della frammentazione del sindacato dei giornalisti.

E gli editori Fieg non staranno certamente a guardare.

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