Congresso Fnsi, informazione@futuro ha fatto la sua parte

Roberto Monteforte

A Levico Terme congresso Fnsi “blindato”, ma la delegazione di informazione@futuro ha fatto la sua parte. Questa è la prima considerazione a commento del XXVIII congresso nazionale della Federazione nazionale della stampa tenutosi a Levico Terme dal 12 al 15 febbraio. Si è concluso come era prevedibile sin dall’inizio, con la conferma del segretario uscente Raffaele Lorusso, del presidente Giuseppe Giulietti e della linea politica da loro già impressa alla Fnsi: il sindacato dei giornalisti come baluardo della libertà di stampa e presidio delle libertà democratiche minacciate dall’ondata sovranista e populista espressa dalla maggioranza giallo-verde al governo del Paese. Una battaglia presentata come indispensabile per perseguire gli altri due obiettivi: diritti e lavoro. Perché prima – secondo la maggioranza della Fnsi – va costruita una rete con le realtà della società civile impegnate nella difesa dei diritti e della democrazia. Dentro questo quadro si inserisce il deciso impegno a tutela dei colleghi minacciati per le loro inchieste e per le loro denunce, come pure la richiesta a parlamento e governo di atti legislativi contro le “denunce temerarie”. Questo lo schema di gioco indicato al sindacato.

LA RELAZIONE LORUSSO

Nell’ampia relazione del segretario Raffaele Lorusso vi sono anche richieste come l’abolizione dei co.co.co, provvedimenti per “l’inclusione” dei precari o l’equo compenso, la riproposizione della centralità del lavoro strutturato ed altri ancora. Ma al centro vi è il nodo politico dell’ostilità del governo verso la funzione del giornalista. Non manca la descrizione dei punti critici che vive la categoria, ma spesso si è trattato solo di titoli.

Quelle che sono parse generiche sono le proposte e una riflessione sulle difficoltà incontrate e sui limiti che il sindacato deve superare nell’affrontare, ad esempio, la sfida del digitale e dei nuovi processi produttivi. Ma come si può parlare di diritti e lavoro senza misurarsi con i processi reali che vive la categoria? Con quale piattaforma e con quale organizzazione il sindacato dei giornalisti intende affrontare queste sfide? Nella relazione di Lorusso si sono ascoltati molti “è inaccettabile che..” o “occorre che..” , ma poco su come operare in concreto soprattutto nel confronto con gli editori in vista del rinnovo contrattuale. Si glissa sui licenziamenti delle colleghe di Sky o del Mattino. E’ mancata una proposta chiara sulla via da seguire per tutelare dignità del lavoro, qualità, diritti e retribuzioni in una situazione di crisi. E’ grave per un sindacato che deve tutelare i propri iscritti. Ancora più grave perché questo Congresso è stato imbrigliato dalla logica imposta dal “correntone” di Controcorrente che con la sua mozione a tesi ha chiuso la discussione prima ancora che iniziasse, imponendo ai suoi delegati un’autosufficienza che ha finito per diventare autoreferenzialità, quindi indisponibilità al confronto di merito. Esattamente il contrario di quell’apertura al dialogo e all’inclusione tanto proclamata.

LA MAGGIORANZA

Si è finito così nella sostanza per far coincidere la maggioranza della Fnsi con “Controcorrente”, espellendo politicamente realtà, come informazione@futuro, che in questi anni pur in modo autonomo e critico, hanno arricchito il confronto nella maggioranza portando l’esperienza maturata sul territorio, nel rapporto diretto con le redazioni, con i colleghi precari, guardando al futuro e indicando al sindacato possibili risposte alla crisi.

L’effetto è stata un’oggettiva compressione del pluralismo interno in nome della compattezza dei gruppi dirigenti del sindacato e degli organismi di categoria considerata essenziale nella battaglia contro le scelte ostili del governo Salvini-Di Maio e della maggioranza che lo sostiene. Una compattezza da imporre anche al prezzo di comprimere il confronto interno e di perdere pezzi della maggioranza. Dubitiamo che questo renderà più forte e partecipato il sindacato e gli consentirà di avere più peso politico e sociale.

LA BATTAGLIA DI INFORMAZIONE@FUTURO

E’ su questo che la delegazione al Congresso di informazione@futuro guidata da Lazzaro Pappagallo ha condotto la sua battaglia in modo coerente e compatto. Tutti i delegati sono intervenuti arricchendo il dibattito congressuale con analisi, denunce e proposte, presentando mozioni, cercando consensi e appoggiando laicamente le proposte di altri considerate condivisibili.

E’ evidente che la dinamica blindata imposta ha determinato nuove aggregazioni. Si è creato un asse tra informazione@futuro e le altre minoranze presenti al Congresso, con colleghi di Milano (Alberizzi, Gallizzi e Stigliano), Napoli (Lucarelli), Palermo (Ronsisvalle) e altri ancora che non si sono riconosciuti nell’attuale leadership della Fnsi. Insieme si è avanzata la candidatura di bandiera a segretario generale del “nostro” Paolo Di Giannantonio, si è presentato un listone comune per i candidati al Consiglio nazionale votati dal Congresso (tra cui Lazzaro Pappagallo e Vanna Palumbo) e condiviso alcune mozioni. Nel complesso informazione@futuro ha visto eletti i sei consiglieri nazionali previsti (Pappagallo, Fantauzzi, Palumbo, Polidori, Savatteri e per i pubblicisti Polidoro) e dovremmo poter avere un nostro rappresentante nella giunta federale. I nostri consiglieri rappresentano con competenza le varie realtà della categoria.

Il contributo politico di informazione@futuro al XXVIII Congresso è stato dato anche con i singoli interventi e le mozioni. Ne sono state presentate 15 sulle 37 votate. Ne sono passate tre e mezzo avevano come tema il senso del fare informazione oggi che deve essere conservato e potenziato, garantendo i colleghi dalle querele temerarie e dai fallimenti delle aziende editoriali; la Fondazione Murialdi da rendere sempre più il centro studi dell’intera categoria; la protezione e il rilancio del finanziamento pubblico all’editoria; la questione degli over the top, dalla trasparenza degli algoritmi di Google e Facebook alla redistribuzione delle risorse che incassano. Sono tutte risposte concrete alla sfida della modernità affrontate in questi anni a Stampa romana. E’ con la stessa logica che la nostra delegazione ha sostenuto e concorso ad approvare le mozioni sulle agenzie primarie, facendo richiamare la proposta di legge che come Stampa romana e cdr delle agenzie è stata inviata al Parlamento. Quella presentata dai colleghi toscani sui giornalisti espulsi dalle redazioni, senza più tutele e ancora lontani dalla pensione, quindi sulla Rai, sul lavoro autonomo, su Inpgi e Casagit.

Mozioni e interventi sono stati un apporto importante al congresso per il rigore, la ricchezza e profondità dei contenuti proposti, nel limite dei cinque minuti imposti ai delegati. Una limitazione forse necessaria per un congresso così “compresso”, praticamente un solo giorno per il dibattito. Ma questa “compressione” è parsa funzionale ad un’assise chiamata fondamentalmente a formalizzare decisioni già prese prima del Congresso. Il confronto ne ha risentito. La “blindatura” è stata ancora più pesante per come il presidente del congresso Rocco Cerone ha diretto i lavori. E’ parso decisamente inadeguato al ruolo politico di gestire un’assise congressuale. Burocratico e inutilmente aggressivo nella gestione degli interventi è arrivato a dileggiare e offendere i delegati in modo particolarmente esecrabile la collega Maria Grazia Mazzola. La sua parzialità è stata evidente anche nel gestire la votazione delle mozioni sgradite alla maggioranza.

LA MOZIONE SUL REFERENDUM

Un’ultima osservazione emblematica proprio su questo punto: l’insabbiamento della mozione sul referendum sul contratto di lavoro presentata da informazione@futuro e rigettata dal segretario Lorusso anche come semplice raccomandazione al gruppo dirigente del sindacato. Era già stata dichiarata inammissibile dal presidente Cerone che ha invitato a presentarla al prossimo Congresso statutario con l’argomento che le forme della democrazia sindacale non erano materia del Congresso “politico” di Levico Terme. Peccato che quella mozione, già presentata al Congresso di Chianciano e non accolta con le stesse motivazioni, era stata già riproposta modificata, sottoscritta e approvata dall’intera maggioranza allo scorso congresso statutario. Invitava la giunta Fnsi a predisporre un regolamento sulla democrazia sindacale che per favorire la più ampia partecipazione dei colleghi prevedesse anche forme di consultazione elettronica. Quell’indicazione è rimasta lettera morta, chiusa nei cassetti della Fnsi malgrado le sollecitazioni presentate in Giunta federale e in Consiglio nazionale. Forse il referendum sul contratto è visto dal gruppo dirigente del sindacato come un inaccettabile condizionamento e non come un’occasione di confronto aperto e inclusivo con la categoria.

UN SINDACATO CHIUSO CHE TEME IL CONFRONTO

Fatto sta che la democrazia sindacale è stata gestita come una pallina da ping-pong da buttare da una parte all’altra del tavolo, da un congresso all’altro. E’ stato il segno evidente di un sindacato che vuole restare chiuso in se stesso e che teme il confronto democratico con i colleghi. A Levico Terme questo è stato chiaro e va denunciato con preoccupazione. Proprio perché crediamo nel dialogo, nel valore dell’unità e nella funzione insostituibile del sindacato al XXVIII congresso Fnsi ci siamo stati, abbiamo condotto la nostra battaglia al servizio dei colleghi e del pluralismo. C’è ancora molto da fare. A partire dal congresso per l’Associazione Stampa romana della prossima settimana.

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