Stati generali seconda parte: usciamo dal frastuono sterile e strumentale. I colleghi attendono risposte.

Gli Stati generali dell’editoria hanno chiuso a inizio mese la seconda fase, quella dell’ascolto degli operatori della filiera informativa.

Il quadro emerso nelle diverse sessioni svolte tra il 28 maggio e il 4 luglio dalla agenzie di informazione primaria alle edicole, dalla nuova informazione digitale alle responsabilità che coinvolge il ruolo dei giornalisti indicano una sofferenza diffusa e generalizzata di tutta la filiera produttiva e industriale.

Non c’è ganglio o settore che riscontri segni positivi ad eccezione della pubblicità digitale che continua a crescere soprattutto sugli smartphone.

Il resto è stridore di denti.

 

Qualche dato

Le edicole ridotte in pochi anni di un terzo, da 40mila a 26mila.

I giornali venduti scesi da 7milioni di copie a poco meno di 1,8 e che, nonostante questa impetuosa discesa, rappresentano l’unico modello di business consolidato.

Gli articoli 1 dei contratti di lavoro scesi da un anno all’altro da poco meno di 16mila a poco meno di 15mila.

Inpgi, il nostro istituto previdenziale, in una condizione pre fallimentare e con la sospensione del commissariamento prevista oggi per legge.

Mi fermo qui.

 

Di fronte a uno scenario nel quale non ci sono certezze e’ stato ed è dovere di Stampa Romana ascoltare, ragionare, partecipare, proporre.

Abbiamo vinto 4 mesi fa un congresso duro e difficile proprio su questo punto. Il sindacato, quello che guidiamo da 5 anni, non si ritira sull’Aventino, si confronta con tutti gli interlocutori, privati e pubblici, non scansa il Governo, anzi lo affronta, lo incalza, lo stimola, lo critica per far ascoltare le ragioni dei colleghi e trovare soluzioni a una crisi infinita.

Abbiamo come segreteria di Stampa romana lavorato sulle nostre proposte, le abbiamo inviate al dipartimento della Presidenza del Consiglio, le abbiamo portate nel Direttivo dell’Associazione.

Siamo intervenuti quando c’erano temi di nostro stretto interesse in quattro circostanze nella seconda fase e abbiamo seguito lo streaming delle altre sessioni.

Un metodo per impedire al frastuono di fondo di sommergerci.

E che frastuono!

Da un lato il sottosegretario Crimi che, prima di imbarcarsi in questa avventura, inizia tagliando ingiustamente il fondo dell’editoria lasciando una franchigia a 500mila euro e rivendica la correttezza di questa scelta come condizione di avvio degli Stati generali. Come se a un diabetico gli togli l’insulina per costringerlo a ricoverarsi…..E in ogni circostanza, anche su un tema di non sua competenza, ha ripetuto che l’Ordine dei giornalisti debba essere abolito.

Dall’altro il vertice Fnsi (e gli organi di categoria a vario titolo legati alla Federazione) che interpreta il suo ruolo come un partito politico, negando la legittimazione di interlocutori ai cinque stelle (maggioranza relativa in Parlamento), corrompendo la vocazione e il senso di un sindacato unitario.

Assistiamo così attoniti sulla pelle dei colleghi a una serie di comportamenti sindacali distruttivi.

Anche qui qualche dato di fatto.

 

Una norma salva Inpgi con l’ingresso dei comunicatori oggi rinviato ad un percorso nient’affatto banale e scontato consegnata a Durigon, Lega, senza interlocuzione politica con i cinque stelle e sindacale con i comunicatori della Ferpi, il sindacato più rappresentativo dei comunicatori.

Ad aprile in Consiglio generale i vertici Inpgi dicono che il commissariamento non è una ipotesi in campo per scoprire a giugno da un titolo di un comunicato Fnsi del segretario Lorusso che è sospeso il commissariamento. In base alla norma su Inpgi nel decreto crescita il commissariamento sarà formalmente in campo nuovamente dal primo novembre.

Nello stesso comunicato si attacca la minoranza di un sindacato unitario (non ci risultano comunicati di altri sindacati in cui si attaccano le minoranze interne).

Siamo stati definiti dalla vicesegretaria Costante il polo del rancore. Alla collega suggeriamo la lettura di un rancoroso di genio come Paolo Villaggio e anche l’esame attento delle norme della legge sull’editoria di tre anni fa visto che ha sostenuto agli Stati generali, rimbeccata dal capo dipartimento Sepe, che i contributi pubblici si distribuiscono in assenza di Durc e di contratti di lavoro.

Non si danno mai tutte le informazioni possibili per provare a fare qualcosa insieme su Inpgi (immobili invenduti e sfitti, liquidità disponibile, super pensioni extra large ecc ecc).

Il clou di questo metodo nella giornata finale della seconda fase degli Stati generali.

Fnsi non va perché non invitata (metodo Maria Antonietta).

Fnsi non va perché così si nota la mia assenza (metodo Nanni Moretti con Crimi che da opposta retorica subito sottolinea l’assenza).

 

Il segretario campano Claudio Silvestri enumera le proposte Fnsi su vari temi. Peccato che nessuno abbia letto il dettaglio di queste proposte che sarebbero state approvate nell’assemblea dei comitati di redazione del 14 maggio.

Un vuoto di comunicazione, una dimenticanza colmata dai fogli consegnati al Presidente Conte durante una iniziativa napoletana e non nelle sede propria che era quella degli Stati generali (metodo mi porto via il pallone durante la partita e scelgo io l’arbitro. In questo momento Durigon, domani chissà).

Ultima chicca l’intervento di Claudio Silvestri e il comunicato seguente di Lorusso.

Per giustificare l’ennesimo attacco a Crimi hanno preso di mira i due giornalisti che il dipartimento aveva scelto per introdurre la giornata, i colleghi Daniele Nalbone e Alberto Puliafito, autori del libro Slow journalism, presentato a Stampa Romana nel maggio scorso.

Questo il sillogismo.

Voi due non avete posizioni Inpgi subordinate, state aprendo una start up che si chiama Slow news ma non avete dipendenti. Ergo proponete un giornalismo senza contratti, ergo Crimi vuole la nostra fine.

Di fronte a questo ragionamento alziamo le mani.

Ci arrendiamo.

Aristotele era un dilettante.

Naturalmente immaginiamo che il libro in questione non sia mai stato letto.

Un libro molto interessante, non sempre condivisibile, ma che almeno sul tema di fondo non credo dia adito a dubbi.

Il nostro giornalismo e’ sempre meno rilevante perché vive di bulimia, di non notizie oltre che di fake news, di un riempimento compulsivo dei siti, di una mancata costruzione di comunità di lettori e di cittadini perché non si usano bene siti e social, non parlando mai con i lettori e cittadini.

I due colleghi tra l’altro sono lontani anni luce dal mondo pentastellato e in quella sede non si proponeva un modello di business.

Di modelli di business si era parlato in altre giornate.

E tra le introduzioni alle altre giornate degli Stati generali ci sono stati interventi di colleghi e professionisti come Riccardo Luna, Mario Morcellini, Alberto Marinelli, Ruben Razzante, Pier Luca Santoro, tutti noti sovranisti…..

Eppure.

Eppure anche in quella sede abbiamo fatto altro.

Abbiamo chiesto una copertura sociale su tre temi fondamentali.

Un compenso veramente equo per i non subordinati con la riconvocazione della relativa commissione ottenuta grazie al ricorso al TAR presentato da noi e da Assostampa siciliana, mentre in parallelo il ministro di Giustizia apre al riconoscimento della liquidazione giudiziale dei compensi per i giornalisti (anche questo per merito di un ricorso delle due associazioni al TAR).

Abbiamo chiesto la ricognizione di quanti esodati siano rimasti tra i colleghi. A noi risulta che ci siano colleghi senza lavoro e senza pensione, senza la protezione delle clausole di salvaguardia Inpgi, incastrati da aziende fallite. Da due anni chiediamo i dati a Inpgi e Fnsi. Non li hanno mai forniti per ragioni di privacy…..

Una legge rapida che spezzi il ricatto delle querele temerarie.

Sono tre azioni sociali a difesa dei più deboli della nostra comunità.

E poi la conservazione di tutti i fondi pubblici a disposizione del settore (e qui ci pare che l’impostazione liberista di Crimi sia cambiata, avendo commissionato al Dipartimento uno studio, presentato durante gli stati generali, in cui si dimostra che l’Italia spende meno danaro pubblico della media europea). E poi una cabina di regia istituzionale sulla innovazione di un settore in continuo movimento e fragile equilibrio. E poi la protezione della legalità (contrattuale, contributiva, informativa) in ogni sua forma come unica garanzia di qualità dell’informazione.

 

Dunque noi abbiamo fatto e continueremo a fare altro.

Abbiamo articolato le nostre proposte.

Le abbiamo illustrate in tutte le sedi nel dettaglio e non solo nei titoli.

Continueremo a farlo in ogni modo, parlando sempre con tutti e con tutte le forze politiche.

Quando la casa brucia non si scappa, non si assiste allo spettacolo del fuoco e non si contribuisce ad alimentarlo ma si fa di tutto, il possibile e l’impossibile, per spegnere l’incendio.

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