Basta battaglie corporative su Inpgi. È l’ora della verità ai colleghi e delle scelte.

di Paolo Trombin, giornalista economico, consigliere generale Inpgi, cdr Tg5 e membro direttivo di Stampa Romana

Scrivo poche righe chiarendo innanzitutto che questa è la mia posizione individuale e quindi se non condividete le mie opinioni non prendetevela con la Stampa Romana o con il suo segretario. Sono costretto a questo inizio un po’ pomposo perché siamo abituati al vuoto sarcasmo e agli insulti un po’ pesanti a cui a volte la maggioranza della Fnsi e dell’ Inpgi ricorre quando incontra qualcuno che non la pensa come i massimi dirigenti. Arrivo al punto. L’Inpgi è sull’orlo del baratro. Il buco non si rimargina con poche manovre. Il bilancio tornerebbe in positivo nel 2062 secondo i conti elaborati dai vertici dell’Istituto.

Nel 2062 chissà che Italia e che Europa avremo e quindi pensare che tutto all’Inpgi funzionerà come un orologio svizzero la trovo una visione un po’ ingenua visto l’inarrestabile  mutamento che investe la professione giornalistica e fatalmente tutti gli annessi e connessi… Inpgi, Casagit e Fnsi. L’idea di fare entrare i comunicatori è vista –  all’esterno del nostro piccolo mondo – come un atto di arroganza. Giornalisti e comunicatori fanno due mestieri diversi e talvolta in conflitto tra loro perché è sotto gli occhi di tutti che ogni giorno i giornalisti devono convivere con le pressioni di politica (tutti i partiti) e pubblicità.

A questo punto se nel mondo dell’informazione siamo tutti uguali perché tenere in vista l’Ordine dei giornalisti? Se poi si pensa addirittura di allargare ad altre categorie dell’editoria (i grafici) la proposta di “dirottare“ all’Inpgi nuovi sottoscrittori che salvano le pensioni in rosso dei giornalisti questa linea non può che provocare l’ira di quei lavoratori che felicemente versano all’Inps sapendo che sotto l’ombrello dello Stato e della collettività riceveranno le loro pensioni. Quindi un sindacalista saggio dei giornalisti secondo me dovrebbe proporre il passaggio dell’Inpgi all’Inps perché questa è l’unica praticabile e politicamente onesta strada per salvaguardare i giornalisti pensionati e gli attivi. L’idea che le pensioni private garantiscano l’autonomia dei giornalisti è una barzelletta che è stata raccontata in questi anni.

Casomai è vero il contrario: cassa integrazione, disoccupazione, pensioni sotto la garanzia pubblica dello Stato e quindi all’interno dell’Inps sono un elemento di salvaguardia economica e professionale per i giornalisti. È evidente che una ulteriore riforma delle nostre pensioni dovrà essere fatta per adeguarci alla realtà del mercato del lavoro. Allora questa riforma facciamola almeno con i nostri versamenti e le nostre pensioni protetti dall’Inps e non da un ente in agonia.  Prima si fa questa operazione di incorporazione di Inpgi nell’Inps meglio sarà per tutti noi. In un contesto in cui il Paese  è alle prese con una crisi difficile e migliaia di posti di lavoro in pericolo e tanti giovani disoccupati sarebbe un grave errore politico per la Fnsi e i giornalisti italiani condurre una battaglia di fatto solo corporativa.

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