In Rai Coronavirus più veloce della task force

Cavallo Rai mazzini

di Francesca Altieri portavoce informazione@futuro per la Rai

 

Un collega inviato, ha contratto sul lavoro il virus. E’ stato incaricato dall’Azienda per la quale lavora e dal suo Direttore di documentare l’incubo che stanno vivendo le regioni del nord. Prudentemente, come le stesse raccomandazioni aziendali sancivano all’inizio, si è tenuto alla larga dalle cosiddette “zone rosse”.

E’ rimasto a ridosso. In quelle che ora, (solo ora?) vengono definite zone “gialle”, cioè a rischio moderato, non comprovato (?). Eppure il virus l’ha contratto. E ora è ricoverato sotto osservazione. Non ci voleva molto a capirlo. I virus, quando sono così aggressivi e così contagiosi (la Cina ne è stata la dimostrazione, anche se tardivamente denunciata) difficilmente e con grandissime precauzioni, possono essere circoscritti, isolati, in aree delimitate. La gente si muove, lascia tracce di sé, respira e tossisce. Tocca, anche inavvertitamente, altra gente… La gente soprattutto si muove…lascia tracce di se. I responsabili della Security delle aziende e delle Aziende Editoriali lo hanno capito troppo tardi.

Le “Task Force” costituite in fretta e furia hanno lanciato misure di prevenzione che di prevenzione, troppo spesso, non sono perché diramate solo “il giorno dopo”…. Alcuni sindacati sono stati a guardare. Limitandosi a diramare ai loro iscritti le disposizioni dettate dalle aziende giorno per giorno. Le stesse disposizioni, che alla luce dei fatti si sono dimostrate inadeguate. Tardive… Un collega inviato, ha contratto il virus. E’ partito con il kit predisposto dall’Azienda Editoriale per la quale lavora: guanti di lattice, mascherina chirurgica. Il disinfettante no, perché nel presidio medico aziendale non c’era (!?). Ha contratto il virus lavorando e facendo il suo dovere. Dove erano quelli, sindacati compresi che, pagati per questo, avrebbero dovuto “fare il loro dovere” tutelare il collega e la sua salute?

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